DALLA MATTINA ALLA SERA TARDA, LA FESTA DEI POETI VERSI, MUSICA,
TEATRO, DIBATTITI, LETTURE, NELLE PIAZZE E NEL VECCHIO FRANTOIO
GLI OSPITI
DAL 31 AGOSTO 5 SETTEMBRE 2021
Alessando di Rienzo

Nato a Napoli nel ‘78 ha studiato filosofia. Da giornalista e videomaker ha seguito il medio oriente e le principali vertenze lavorative del mezzogiorno per diverse testate nazionali e internazionali. Per nove anni ho lavorato con l’amministrazione cittadina di Napoli curando prevalentemente le mediazioni nei conflitti sociali. Con l’associazione Kosmopolis promuove corsi di giornalismo per migranti affinché siano soggetti narranti e non solo narrati.

Alessandro Derru'

Alessandro Derrù, 1984. Ha studiato storia e filosofia a Sassari e a Parigi presso l’Universitè Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Si è laureato in Scienze Storiche e Filosofiche all’Università di Sassari con una tesi sull’antropologo/filosofo Placido Cherchi e sull’identità critica. Docente di storia e filosofia nei licei, ha conseguito il certificato regionale per l’insegnamento della lingua turritana nelle scuole

Alessandro Mongili

Alessandro Mongili (1960) è professore di Scienza, Tecnologia e Società all’Università di Padova, in cui è ricercatore dal 2010. Ha conseguito il dottorato in sociologia all’EHESS di Parigi sulla scienza sovietica. I suoi interessi di ricerca riguardano l’informatica e la tecnologia, dalle infrastrutture informatiche ai problemi di progettazione e articolazione (Donne al computer, con C. Casula, Cagliari 2006; Tecnologia e società, Roma 2007; e Information Infrastructure(s), con G. Pellegrino, Newcastle u/T 2014), l’innovazione, i processi socio-tecnici e la marginalizzazione nelle aree periferiche e di confine (Topologie postcoloniali, Cagliari 2015; Filosofia de Logu, con S. Ghisu, Milano 2021), e la risardizzazione linguistica (con “Acordu”, Sa dòpia ferta, Cagliari 2018). È stato il primo presidente di STS Italia, l’associazione italiana STS.

Andrea Franzoni

Andrea Franzoni è nato nel 1983. Poeta e traduttore, ha esplorato le deformazioni linguistiche nella migrazione tra lingua e lingua e nelle patologie sociali e psichiche derivate:dalle glossolalie al multilinguismo funzionale e disfunzionale contemporaneo, in area mediterranea. Ha pubblicato una raccolta di frammenti poetici (Chutes) presso Eric Pesty editore, in lingua (quasi) francese. Parte di una raccolta quadrilingue è apparsa su Sitaudis.fr. Prepara attualmente versi in lingua italiana.

Andrea Garau
Andrea Garau nasce a Cagliari nel 1989. Nel 2020 consegue il Dottorato in Storia, Beni Culturali e Studi Internazionali presso l’Università di Cagliari, con una tesi di ambito editoriale. Lavora da anni come editor e curatore. Progetta e collabora con fiere, festival ed eventi letterari, con particolare attenzione alla realtà poetica contemporanea. Nel 2017 progetta e avvia con la NOR Edizioni la Collana di Poesia Is Cruculeus, di cui continua a essere il curatore.”
Andrea Veneri

Nato a Roma il 7/01/1994. Ha frequentato i corsi di produzione di musica elettronica presso lo studio romano Forum Music Village tenuti da Silvio Relandini ed Enrico Cosimi. Nel 2020 si laurea in Musica Elettronica presso il Conservatorio Ottorino Respighi con Luigi Ceccarelli, Simone Pappalardo, Gustavo Delgado, Maurizio Giri, Francesco Antonioni e Paolo Rotili. Studiato presso l’Istituto di sonologia del Conservatorio dell’Aia con Richard Barrett, Bjarni Gunnarsson, Johan Van Kreij, Gabriel Paiuk, Joel Ryan. Compone musica elettronica dal 2014 con un maggiore interesse per le possibili interazioni tra le arti performative: composizione cinematografica, musica per teatro e danza, live electronics e improvvisazioni. Collabora con Luigi Ceccarelli, compositore e performer italiano, tenendo concerti di improvvisazione, sonificazione dal vivo di film muti e lavorando a spettacoli teatrali: Nel 2017 inizia a lavorare con la compagnia “Teatro delle Albe” scrivendo le musiche per “Inferno”(2017) e “Purgatorio”(2019) insieme a Luigi Ceccarelli. Nel 2018 realizza con il clarinettista dell’orchestra dell’Opera di Roma un’esecuzione di “Dialogue de l’ombre double” per clarinetto e nastro pre-registrato in occasione del Clarinetfest ad Oostende, Belgio. Ha ottenuto il secondo premio del concorso internazionale di composizione di colonne sonore “Sound of Silence” con la colonna sonora di “The Vagabond” di Charlie Chaplin. Ha collaborato con il video-maker Salvatore Insana al festival “Lugo contemporanea” al festival “Son/image” di Bisceglie con due sonorizzazione dal vivo. Nel 2019 regia del suono per “Nella lingua nella spada” uno spettacolo teatrale-musicale ideato da Elena Bucci e Luigi Ceccarelli con Paolo Ravaglia e Michele Rabbia in occasione del Napoli Teatro Festival, Ravenna Festival, Festival di Kilowatt. Ha lavorato al live electronics per le spettacolo-danza “Strangely Enough” di Francesco Scavetta e Gry Kipperberg con le musiche di Luigi Ceccarelli e al contrabbasso Daniele Roccato presso il “Festival Mono Play”, Zadar. Nel 2020 ha lavorato alla regia e al live electronics per concerto di Improvvisazione per la Festa di Roma: “Toute la mer du monde” con Daniele Roccato, Sanjay Kansa Banik , Alireza Mortazavi, Mariasole De Pascali e Luigi Ceccarelli. Ha lavorato con Edison Studio alla regia del suono e al live electronics per il film Battleship Potemkin in occasione del “MA / IN Festival” Matera e al “Festival dell’unione dei compositori Russi” Mosca . Attualmente lavora come compositore-performer, sound-artist, programmatore di software audio per Max msp, regista del suono e collabora attivamente in diverse realt  artistiche.

Antonio Maria Cubadda
Azzurra d’Agostino

Azzurra D’Agostino, autrice per il teatro (collaborazioni tra gli altri con Daria Deflorian, Francesca Grilli, Marco D’Agostin, Teatro del Venti, Teatro dell’Argine), autrice di varie raccolte di poesia (tra cui ‘Canti di un luogo abbandonato’, SassiScritti, Alfabetiere privato, Lietocolle), scrittrice di libri per ragazzi (ultimi l’albo ‘Poesie della neve’, Fatrac e per Electa Mondadori la curatela dell’antologia di poesie di bambini ‘Da grande voglio fare il poeta’). A ottobre uscirà il suo primo romanzo per ragazzi per l’editore De Agostini Planeta. Conduce da oltre 15 anni laboratori teatrali e di poesia con adulti, bambini e adolescenti.

Foto credit: Fabio Sebastiano

Bruno Peyras

Nato a Quillan (dipartimento dell’Aude) nel 1960, Bruno Peyras, agronomo di professione, si è confrontato fin dall’inizio con la coesistenza di più lingue, con status diversi: l’occitano, la lingua dei vecchi il francese
la “lingua della scuola”, lo spagnolo o il catalano, le lingue svalutate degli immigrati o dei rifugiati della guerra di Spagna, di cui ce n’erano molti in questa regione di confine. Ha scoperto la dignità delle linguie minoritarie negli anni ’70, con i movimenti politici locali e internazionali e grazi ai movimenti di rivalutazione linguistica guidati da poeti come poeti come Jean Boudou, Yves Rouquette, Michel Chadeuil, o da cantanti come
cantanti come Claude Marti, Joan-Pau Verdier, Mans de Breish, ecc, l’Institut d’Etudes Occitanes (IEO). Questo slancio non si è mai spento. Ora è un collaboratore del rivista OC, diretta da Frédéric Figeac, dove si interessa sempre più alla traduzione in occitano di altre lingue “minoritarie” , ed è così che ha scoperto e tradotto le poesie di Mario Cubeddu, con l’aiuto di Franc Ducros. Bruno Peyras ha pubblicato le sue poesie, i suoi racconti e le sue storie brevi racconti, principalmente in OC, ma anche nelle edizioni IEO o nelle edizioni L’aucèu Libre, dove ha
ha pubblicato nel 2020 sotto uno pseudonimo un romanzo breve sul tema dell’incesto.

Nascut a Quilhan (departament d’Aude) en 1960, Bruno Peiràs, agronòme de mestièr, foguèt
confrontat d’ausida a la coexisténcia de mai d’una lenga, amb d’estatuts diferents : l’occitan, lenga
dels vièlhs, del papeta e de la mameta, considerada coma un « patoés » vergonhos, lo francés, lenga
nòbla de l’escòla, e l’espanhòl o lo catalan, lengas desvalorizadas dels immigrats o refugiats de la
guèrra d’Espanha, nombroses dins aquela region frontalièra. Descobriguèt la dignitat de la lenga
occitana dins las annadas 70, amb los moviments nacionalitaris e de renaissença lingüistica
engimbrats per de poètas coma Joan Bodon, Ives Roqueta, Micheu Chapduèlh, o per de cantaires
coma Claudi Martí, Joan-Pau Verdièr, Mans de Breish …etc, e portats per d’associacions coma
l’Institut d’Estudis Occitans (IEO) . Aquel vam s’atudèt pas jamai . Collabòra ara a la revista OC
bailejada pel Frederic Fijac, ont s’interessa de mai en mai a la revirada a l’occitan de poèmas d’autras
lengas « minorizadas », es atal que descobriguèt e revirèt poèmas de Mario Cubeddu, amb l’ajuda de
Franc Ducròs . Bruno Peiràs publiquèt poèmas sius, racontes e novèlas, mai que mai dins OC, mai
tanben a las edicions de l’IEO ou a las edicions L’aucèu Libre, ont publiquèt en 2020 jos pseudonime
un pichon roman consacrat a la question de l’incèste.

 

Carmen Gallo

Carmen Gallo ha pubblicato Paura degli occhi (L’Arcolaio 2014, finalista premio Montano), e Appartamenti o stanze (D’If, 2017, vincitore Premio Castello di Villalta). Nel 2019 è stata inclusa nel XIV Quaderno di poesia contemporanea a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos), e nell’antologia della giovane poesia europea Grand Tour. Reisen durch die junge Lyrik Europas, a cura di Federico Italiano e Jan Wagner (Carl Hanser 2019). Un’ampia selezione delle sue raccolte è presente nell’antologia tedesca Die Maulposaune. Gedichte aus Italien, a cura Hans Thill e Chiara Caradonna (Das Wunderhorn 2019). È nella redazione del blog Le parole e le cose. Ha curato Tutto è vero, o Enrico VIII di Shakespeare per Bompiani (2017) e pubblicato il saggio sui poeti metafisici intitolato L’altra natura. Eucaristia e poesia nel primo Seicento inglese (ETS, 2018, Tempera Book Prize 2018). Le fuggitive è il suo ultimo libro di poesia (Aragno).

Casa della Poesia

Casa della poesia

 

Il progetto di Casa della poesia nasce nel 1996, producendo la prima presentazione pubblica e la prima manifestazione (Lo spirito dei luoghi, novembre 1996). L’idea viene elaborata dalla Multimedia Edizioni, struttura formata da una casa editrice e da un’organizzazione che promuove progetti culturali di livello internazionale. Casa della poesia, progetto unico nel suo genere in Italia, diventa subito il fiore all’occhiello della organizzazione. Dal nucleo pulsante di Casa della poesia, nascono, si elaborano, si sviluppano e si irradiano iniziative che coinvolgono l’intero territorio nazionale e altri paesi europei. La Casa della poesia, che nel 2013 svolge quindi il proprio diciottesimo anno di attività, si configura fin da subito come un progetto al tempo stesso reale e virtuale. Reale, con la creazione di una vera e propria struttura stabile organizzata come biblioteca, mediateca, centro di promozione della poesia internazionale, casa alloggio per poeti di tutto il mondo (con un’attenzione particolare ad aree “difficili” del mondo), centro di raccolta, promozione e produzione di materiali audiovisivi sulla poesia; virtuale, utilizzando al meglio le opportunità che la tecnologia contemporanea offre. E quindi: creazione di un grande sito web (www.casadellapoesia.com) che raccoglie materiali provenienti da tutto il mondo e che rende il progetto slegato dal luogo di partenza e lo irradia nella rete globale (archivio, testi, registrazioni, rivista on-line, dirette audio e video, ecc.). L’organizzazione, ormai una realtà importante sul territorio nazionale, riceve sempre più richieste per curare manifestazioni sulla poesia, la letteratura e la creatività in genere ed elaborare progetti. Casa della poesia ha organizzato e organizza alcuni grandi festival di poesia: “Lo spirito dei luoghi”, “Verba Volant”, “Napolipoesia” e “Napolipoesia nel Parco”, “Salernopoesia”, “Il cammino delle comete”, “Sidaja”, “Incontri internazionali di poesia di Sarajevo”, “Parole di Mare”, “VersoSud”, “La poesia resistente!”, “Letture Mediterranee” e altri piccoli incontri su tutto il territorio nazionale. Avendo in questi anni organizzato una rete di relazioni e collaborazioni, promuove anche tour italiani di poeti di varie parti del mondo. Di notevole importanza, le relazioni e la rete di collaborazione con strutture culturali di altri paesi europei ed extraeuropei, che fanno di Casa della poesia un vero punto di riferimento internazionale riconosciuto e riconoscibile. Altro aspetto importante dell’attività dell’organizzazione sta nella promozione e diffusione della poesia contemporanea nelle scuole di ogni ordine e grado: da semplici materiali messi a disposizione di studenti e docenti (libri, video, registrazioni, ecc.), alla realizzazione di progetti comuni con Istituti superiori, Università, (incontri con autori, letture, conferenze, incontri, ecc.). La struttura di Casa della poesia si è sempre più affermata come una vera e propria impresa culturale internazionale in grado di competere sul territorio nazionale ed internazionale nel proporre e realizzare grandi e piccoli eventi culturali dalla dimensione internazionale. 

Cristiano Sabino

Cristiano Sabino (1979) è docente di ruolo di storia e filosofia alle scuole superiori, ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa con una tesi sulla filosofia non idealistica del Novecento italiano. Ha curato la voce per l’Enciclopedia Croce-Gentile sul rapporto fra Croce e De Sarlo ed è autore o coautore di diversi saggi politici sulla questione sarda e sul rapporto tra sinistra e autodeterminazione della Sardegna (Compagno T., Condaghes 2017; Falce e Pugnale, Catartica 2019; Dare finalmente all’abbandono un movimento e un anima, Catartica 2021).  Ha scritto il capitolo dedicato a Gramsci della collettanea Filosofia de Logu (2021). È stato un militante e un dirigente del ormai disciolto partito indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia e prosegue la il suo attivismo a favore della causa dell’autogoverno popolare della Sardegna con l’associazione culturale e politica Domo de Totus di cui cura anche la formazione politica.

Daniela Puddu
Daniela Puddu nasce a Quartu Sant’Elena nel 1964. Poetessa e instancabile lettrice, lavora come coordinatrice nel settore turistico. Si dedica in prima persona a innumerevoli attività legate al mondo della Letteratura, per la promozione e la diffusione della Poesia. Cura la pagina Instagram @cinquerighedistorie. Labirinto di stelle è la sua opera d’esordio.”
 
Daniele Cerrato

Daniele Cerrato è docente di Filologia italiana presso la Facoltà di Filologia dell'Università di Siviglia. Nel 2014 ha ottenuto il Premio straordinario di dottorato con una tesi dal titolo "Poetesse italiane medievali e Querelle des Femmes (Secoli XIII e XIV)". Ha partecipato ai progetti di ricerca "Assenze I e Assenze II Scrittrici italiane inedite nella Querelle des femme" e attualmente dirige con Mercedes Arriaga il progetto "Men for women. Voci maschili nella Querelle des femmes" ed è il coordinatore del progetto europeo Erasmus Ka2 “EUcirculi letture: Condividendo esperienze per l’ inclusione e la participazione sociale”. Sulle poetesse marchigiane ha pubblicato "Presenza/assenza delle petrarchiste marchigiane” nel 2013, “Sorelle di Querelle. Poetesse dell'al-Andalus, trobairitz e poetesse italiane del Duecento e Trecento” nel 2015, “Temi femminili/femministi nelle poetesse italiane del Duecento e del Trecento” nel 2017 e con Mercedes Arriaga Flórez “Poetas italianas de los siglos XIII y XIV en la Querella de las mujeres”, 2012.

Edizioni NOR

NOR nasce come casa editrice digitale nel 2010. Dal 2012, pur mantenendo fede alla sua impostazione originaria, ha ampliato l’offerta con pubblicazioni cartacee, stampa su richiesta e multimediali. Nel suo catalogo, nella collana “Le Grazie” e in formato eBook, potete trovare tutte le opere del Premio Nobel Grazia Deledda in italiano e alcune in altre lingue europee. NOR non crede nei confini culturali o linguistici.

Nor/nur, voce indoeuropea che significa ‘luce’.

Elio Mazzacane

Elio Mazzacane, fotografo e videomaker, lavora dal 2000 come regista per la Rai, dove è autore di documentari per “La Grande Storia”. Menzione speciale al Premio Ilaria Alpi, ha partecipato al Festival DIG-Documentari Inchieste Giornalismi di Riccione e alla Giuria del Premio Solinas sul Documentario. Da molti anni collabora artisticamente con la scrittrice Laura Pugno: del 2005 è la videopoesia Non è la stessa lingua che parli, proiettata in diversi festival letterari; del 2007 il volume di poesia e fotografia Il colore oro (Le Lettere) per la collana multimediale Fuoriformato diretta da Andrea Cortellessa; del 2008 è il progetto speciale sul romanzo Sirene, presentato alla terza edizione del Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia come mostra personale. La collaborazione prosegue, dal 2016 ad oggi, con il progetto Infrared, che esplora le potenzialità fotografiche del non visibile.

Elvira Mujčić

Elvira Mujčić è nata nel 1980 in una piccola località serba ma subito dopo la nascita è arrivata a Srebrenica, in Bosnia, dove è vissuta fino all’inizio della guerra, nel 1992. Da Srebrenica si è spostata con la sua famiglia in Croazia e da lì in Italia. Nel 2004 si è laureata in Lingue e letterature straniere e si è stabilita a Roma. È autrice di Al di là del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica (2007), E se Fuad avesse avuto la dinamite? (2009), La lingua di Ana. Chi sei quando perdi radici e parole? (2012), Dieci prugne ai fascisti (2016) e Consigli per essere un bravo immigrato (2019) e traduttrice di diversi autori dell’ex Jugoslavia.

Enrico Lobina

Casteddaiu, dottore di ricerca in storia dell’Asia, consigliere comunale, sindacalista, autore di una monografia sulla riforma della amministrazione regionale. Voglio che mia figlia viva in una Sardegna libera.

Eva Måsén Duckert

Svedese di nascita, Eva ha vissuto in molti paesi. Dopo una vita dedicata a un’intensa attività di ascolto, degli altri e del mondo, ha scoperto, attraverso la pittura un altro modo di comunicare il suo vissuto (dal 2000). Si esprime proiettando intimamente la sua mente nella materia: il suo io profondo si rivela attraverso colori e forme intrisi di grande spontaneità. Questa impulsività si fonde armoniosamente con la ricerca dell’espressione del visibile e dell’invisibile. Autodidatta nella prima fase della sua formazione, si perfeziona attraverso corsi di disegno, iconografia, pittura a pastello e ad olio e pittura libera, tra gli altri istituti, anche alla scuola del Louvre di Parigi. Il suo lavoro si è essenzialmente sviluppato nello stile non figurativo e nell’antica tecnica della tempera all’uovo. Nata in una famiglia di artisti (pittori, cineasti, poeti e drammaturghi), Eva si è sempre nutrita di arte.Le sue mostre personali sono state a Parigi, Stoccolma , Oslo, e più recentemente in Svizzera ( 2017), ha anche lavorato con diversi gruppi artisti ed esposto al Centro Culturale a Gandia, Spagna, al Grand Palais di Parigi, tra molti altri luoghi. Dal 2010 partecipa alla mostra permanente a Seneghe con Luciano Piu e Maria Illotto . Nel 2017 si trasferisce stabilmente in Sardegna, a Seneghe, scelta di cui non si è mai pentita.

Fabio Orecchini

I suoi lavori poetici sono ’eco-grafie’ in grado di coniugare ricerca sul campo, scrittura e sperimentazione formale ed intermediale. Ha pubblicato Dismissione (Luca Sossella Editore, libro+cd, 2014), Per Os (Sigismundus editrice, 2017), Figura (Oèdipus, 2019), Malbianco (Edizioni Volatili, 2021). Suoi testi sono apparsi su numerose riviste tra cui Alfabeta2, Versodove, L’Ulisse, Nuovi Argomenti, ed è presente nel documentario GenerazioneY – Poesia italiana ultima, prodotto da Rai5. Ha eseguito installazioni ‘site-specific’ in spazi quali  l’Ex G.I.L di Campobasso, il Palazzetto dei Nobili de L’Aquila, la Mole Vanvitelliana di Ancona, il Teatro Argentina e la Biblioteca Nazionale di Roma. Performance e letture dei suoi lavori sono state eseguite presso l’Accademia d’Ungheria, il Museo MAXXI, il Teatro India, il Teatro Valle e la Fondazione Primoli in Roma e in molti Festival in tutta Italia. Con l’installazione poetico-artistica TerraeMotus si è aggiudicato il Premio “Elio Pagliarani” 2018; con alcuni inediti ha vinto il Premio “Poesia di Strada” (XVII ed.) ed è stato finalista al Montano. Collabora con la casa editrice Argolibri, per la quale co-dirige la collana “Talee” e la collana “Costiana”(dedicata all’opera omnia di Corrado Costa); ha inoltre curato, insieme ad A.Franzoni, il volume Tacete, o maschi (Argolibri, 2020), la prima edizione italiana di After Lorca del poeta americanoJack Spicer (Gwynplaine/Argo, 2018, Premio “Benno Geiger”) e il volume L’altra voce (Giometti & Antonello, 2019), epistolario della poetessa argentina A.Pizarnik.

Foto credit: Dino Ignani

Faruk Sehic

Ha studiato veterinaria a Zagabria fino allo scoppio della guerra in bosnia, nel 1992, quando ha fatto ritorno per arruolarsi nell’esercito della Federazione di Bosnia ed Erzegovina. Durante il conflitto è stato comandante di un’unità di centotrenta soldati ed è stato ferito gravemente a un piede. Dopo la guerra ha studiato Letteratura all’Università di Sarajevo. Considerato una delle voci più autentiche e poetiche dell’ex-Jugoslavia, pone al centro della sua opera l’esperienza della guerra, raccontandone la quotidianità, la brutalità, ma anche l’umanità con uno stile sobrio e poetico. Ha pubblicato: Poesie in divenire (Sarajevo, 2000), Hit Depot (Sarajevo, 2003), Sotto pressione (racconti brevi, Sarajevo-Zagabria, 2004), Transsarajevo (Zagabria, 2006). Per i suoi versi di Ritorno alla natura ha vinto il Premio Letterario Camaiore per l’autore internazionale.

Franc Ducros

Franc Ducros. 1936. Professore onorario dell’Università Paul-Valéry di Montpellier. Ha pubblicato quest’anno L’oubli éclat che raccoglie le poesie scritte dal 1986 al 2016. Ha scritto e pubblicato vari libri di poesia, parzialmente tradotti in diverse lingue – dallo spagnolo (poeti messicani) e dall’italiano: Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Franco Loi ecc.. Ha pubblicato saggi teorici sull’essenza della poesia, nonché su Dante, Mallarmé e altri poeti, e ha collaborato con vari pittori tra i quali Giuseppe Bosich.

Franca Grisoni

Ha iniziato a scrivere nel dialetto di Sirmione, sua città natale e dove vive ancora. Ha esordito con la raccolta dialettale La böba nel 1986, con la quale ha vinto, nel 1997, il premio Bagutta nella sezione “opera prima”; nello stesso anno pubblica El so che té se te, opera vincitrice del premio Empoli. Nel 1998 la terza raccolta di Franca Grisoni, intitolata L’oter, è accolta da Einaudi nella collana Collezione di poesia, con introduzione di Franco Brevini. Nel 1997 con De chi vince il premio Viareggio, mentre il volume L’ala le fa vincere nel 2005il premio nazionale di poesia “Biagio Marin”; nel 2009 le è stato conferito il Premio Salvo basso. Nel 2008è stata raccolta per la prima volta la sua intera produzione nel volume Poesie, contenente anche la raccolta inedita Fiat, con prefazione di Pietro Gibellini. Scrive anche per riviste e per Il Giornale di Brescia.

Franca Mancinelli

Franca Mancinelli è autrice di quattro libri di poesia: Mala kruna (Manni, 2007 – premio opera prima Laudomia Bonanni e Giuseppe Giusti), Pasta madre (con una nota di Milo De Angelis, Nino Aragno, 2013 – premio Alpi Apuane, Carducci, Ceppo-giovani), Libretto di transito (Amos Edizioni, 2018), e Tutti gli occhi che ho aperto (Marcos y Marcos, 2020). Una silloge di suoi testi è compresa in Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012) e con introduzione di Antonella Anedda, nel Tredicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2017). Fa parte della redazione della rivista Smerilliana, del blog Interno Poesia e della giuria dei premi “Pordenonelegge Poesia. I poeti di vent’anni”, “Esordi” e “Umberto Saba Poesia”. Conduce laboratori di ascolto e di esperienza della parola poetica. Ha collaborato con Silvio Castiglioni in Luoghi, testimonianze vive (San Marino, 2019 e 2020), e con Sebastiano Guerrera in Alberi maestri, Galleria Romberg 2019. Traduzioni di suoi testi sono apparse su riviste e antologie straniere come Italia poesía presente. Antología de poesía italiana contemporanea, Huerga & Fierro, Madrid 2018. Ha partecipato ad alcuni progetti internazionali, tra cui Chair Poet in Residence (Calcutta, 2019) e Refest – Images and Words on Refugee Routes (2018) da cui è nato Taccuino croato, ora in Come tradurre la neve (AnimaMundi, 2019). Con traduzione inglese di John Taylor sono usciti in Usa per The Bitter Oleander Press, The Little Book of Passage (2018) – traduzione di Libretto di transito –, e At an Hour’s Sleep from Here: Poems (2007-2019), una raccolta dei suoi primi due libri con alcuni inediti.

Frederic Fijac

Nato a Parigi nel 1958, Frederic Fijac vice a Bardille, sulla Causse de Daglan. Insegnante nella sezione bilingue da più di vent’anni, ha condiviso con i suoi nuemrosi studenti progetti che mescolano scrittura poetica e creazione plastica. È nello stesso spirito che è succeduto a Jean-Pierre Tardif nel 2012 come direttore della rivista letteraria a OC. Ha pubblicato La fabrica de petaç (Novelum, 2008), A quicòm pròche (Jorn, 2015) e Setòrias/Sétoises (L’aucèu libre, 2020).

Nascut a París en 1958, Frederic Fijac crèba l’uèu a Bardilha, a l’òrle del Causse de Daglan. Lo monde empenat « de Trigadinnar entà Tomboctó », desplega sas marèias devath la finèstra de la bòria pairala. Regent en seccion bilingüa pendent mai de vint ans, parteja ambe los escolans un fum de projèctes que s’i entremalhan escritura poetica e creacion plastica. En 2012, dins lo quite esperit de companhonatge, pren la seguida del Joan-Pèire Tardiu a la redaccion de la revista literària ÒC. A publicat La fabrica de petaç (Novelum, 2008), A quicòm pròche (Jorn, 2015) e Setòrias/Sétoises a las edicions de L’aucèu libre (2020).

 

Giacomo Piermatti

Giacomo Piermatti nasce a Foligno (pg) nel 1986. Studia contrabbasso dall’età di quattordici anni con il M° Daniele Roccato. Nel 2007 si diploma al conservatorio di musica di Perugia con il massimo dei voti e ne 2011 ottiene il diploma accademico di II livello con il massimo dei voti e la lode. Suona nel “Ludus Gravis”, unica formazione in ambito europeo costituita da soli contrabbassi dedita interamente alla musica contemporanea. Ha partecipato a numerosi festival internazionali come “Musica D’Hoy” di Madrid, “Rassegna di Nuova Musica” di Macerata, “Angelica” di Bologna, “Music of Changes” di Claipeda, “Gaida” di Vilnius, “Imago Dei” di Krems.
Ha effettuato registrazioni radiofoniche per RadioTre e discografiche per Wergo. E’ stato premiato al concorso internazionale Valentino Bucchi, edizione 2011 ed è finalista al TIM- Torneo Internazionale di Musica, edizione 2012. Attivo nella musica sperimentale ha partecipato alle improvvisazioni guidate da Giancarlo Schiaffini, Julio Estrada, Vinko Globokar e Butch Morris.

Gilda Tentorio

Gilda Tentorio insegna lingua e letteratura neogreca presso le Università di Pavia e di Milano. Studia la letteratura e il teatro nella Grecia del Novecento e contemporanea, si occupa della ricezione dell’antico, riscritture del mito, identità e postmoderno. Ha pubblicato il volume di saggi Binari, ruote & ali in Grecia. Immagini letterarie e veicoli di senso, UniversItalia, Roma 2015 e scrive articoli su riviste accademiche. Fra i suoi ultimi lavori di traduzione di narrativa: C.Chrissòpoulos, Il bombarolo del Partenone, Asterios 2017; N.Kazantzakis, L’ultima tentazione, Crocetti 2018; V.Vassilikòs, Il racconto di Giasone, Argo 2020; V.Vassilikòs, Vittime di pace, Crocetti 2021. T.Karagheorghìou, Il metrò, Polyhistor 2021 (raccolta poetica). In press: N. Kazantzakis, La mia Grecia, Crocetti.

Ginevra Pugliese

Ginevra Pugliese è nata nel 1971 a Motta di Livenza (TV). Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste dove ha insegnato per alcuni anni come docente a contratto. Oltre ai manuali di lingua Sretan Put! Manuale della lingua croata, bosniaca, serba per italiani e Un amico speciale. Manuale di lingua italiana per bosniaci, croati, montenegrini e serbi delle edizioni Goliardiche, ha tradotto sillogi poetiche di autori contemporanei della ex Jugoslavia tra cui Ritorno alla natura (Lieto Colle 2019) di Faruk Šehić che ha vinto il premio Camaiore-Francesco Belluomini e ha avuto una menzione speciale al Premio “Benno Geiger” per la traduzione poetica.

Ha tradotto il romanzo I ragazzi di Patrasso di Zoran Ferić (Zandonai 2012) e Lettere da Salonicco di Jelena Dimitrijević (Vita Activa 2018).

Gisèlle Pierra

Gisèle Pierra enata nel 1953, ha un dottorato in scienze linguistiche ed è docente all’Université Paul-Valéry Montpellier III dove partecipa ai lavori del gruppo LACIS. Sta portando avanti una ricerca trasversale sull’emergere dell’espressione del soggetto tra lingue e culture attraverso la meditazione di un’estetica scenica attraverso l’interpretazione di testi drammatici e poetici.

Foto credit: Stefano Flore

Giulio Concu

Dopo la laurea in Lingue e letterature straniere, lavora presso la casa editrice Imago, per la quale ha curato diverse pubblicazioni di carattere etnografico e storico-architettonico, fra cui: Fuochi di Sant’Antonio e Carnevale in Sardegna (2019), Sardegna archeologica (2017), I Giganti di Mont’e Prama (2015), Murales. L’arte del muralismo in Sardegna (2014), Resorzas. Il coltello artigianale in Sardegna (2009). Cadono dal cielo (Il Maestrale, 2019) è il suo primo romanzo. Sempre per i tipi di Imago Multimedia pubblica nel 2020 la raccolta di fiabe Fiabe della Sardegna.

 
Isabella Tore

Seo nàschida  in su 1965 in Busache, dae su 2000 bivo e traballo in Aristanis. Agiumai dae trint’annos seo una maista de iscola primàrgia. Pro su chi pertocat sa limba e s’istòria sarda deo non mi cussidero un’esperta ma un’ativista. In su traballu meu impreo sa limba sarda semper e a manera veicolare . Dae su 2014 seo in su sòtziu “Storia sarda nella scuola italiana” . Sa punna de custa truma est a fraigare una retza de autores e de docentes pro fàghere intrare s’istòria sarda in s’iscola italiana sende chi s’istòria sarda mancat in sos manuales iscolasticos . In sa truma ddoe at diferentes professionalidades chi traballant a indonu. Si cuncordant materiales ,de impreare in totus sas classes de s’iscola de òbligu, a cunforma de sos inditos cronològicos de su ministèriu. Est una punna prus che totu culturale: acrèschere in sos pipios sa connoschèntzia de s’istòria issoro e sa cussièntzia de sas arraighinas issoro. Sos materiales sunt in pdf e si podent iscarrigare liberamente dae su giassu www.lastoriasarda.com Deo impreo in sas classes in ue traballo custos materiales in intro de sas letziones de istòria generale; tenende a disponimentu fines sas bortaduras in limba sarda, su traballu est prus profetosu. Seo fines in un’àteru sòtziu, BiA – Bilinguismu in Aristanis”, chi, dae su 2017 in Aristanis, at cuncordadu 4 cursos de limba sarda, cunferèntzias a tema e unu ciclu de cortometràgios,  semper in limba sarda. Sa pesta de su Covid at favorèssidu sa nàschida de un’àtera faina in ue collaboro, Rexonadas de sardu in sa retza: sunt atòbios, lìberos o a tema, in su web in ue est richiestu de s’espressare solu in sardu, a cuforma de sas pròprias cumpetèntzias. Sa retza permitit sa partecipatzione de pessones chi sunt in logos diferentes e a tesu s’unu cun s’àteru ma, prus che totu, est unu logu in ue si podet  foeddare su sardu. Difati, no est semper fàcile a agatare pessones pro allegare impreande sa limba nostra.

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Sono nata nel 1965 a Busachi, dal 2000 vivo e lavoro a Oristano. Da quasi trent’anni sono docente di scuola primaria. Relativamente alla lingua e alla storia sarda non mi considero  un’esperta ma un’attivista. Nel mio lavoro utilizzo la lingua sarda in maniera sistematica e  in forma veicolare. Dal 2014 faccio parte del gruppo “Storia sarda nella scuola italiana”.  Lo scopo del gruppo è creare una rete di autori e insegnanti  per portare la storia sarda nella scuola italiana, vista la sua attuale assenza nei testi scolastici in adozione. Il gruppo è formato da diverse professionalità, che agiscono su base volontaria. Vengono predisposti dei materiali utilizzabili nelle diverse classi della scuola dell’obbligo che seguono l’inquadramento cronologico indicato dai programmi ministeriali. L’operazione ha un obiettivo esclusivamente culturale: accrescere nei ragazzi la conoscenza della propria storia e la coscienza e la consapevolezza delle proprie radici. Il materiale è proposto in formato pdf liberamente scaricabile dal sito www.lastoriasarda.com .  Nelle mie classi adotto questo materiale che diventa parte integrante della lezione di storia generale; avendo a disposizione anche le versioni in lingua sarda, il lavoro diventa più proficuo. Collaboro anche con il gruppo BiA – Bilinguismu in Aristanis” che dal 2017  ha organizzato a Oristano 4 corsi di lingua sarda,  conferenze a tema e un ciclo di cortometraggi, sempre in lingua sarda. La diffusione del Covid ha favorito la nascita di un’altra iniziativa a cui ho preso parte, Rexonadas de sardu in sa retza”: si tratta di incontri, liberi o a tema, sul web durante i quali viene richiesto di esprimersi solo ed esclusivamente in sardo, secondo le proprie competenze. La rete permette la partecipazione di persone che stanno in luoghi differenti e lontani tra loro, ma soprattutto offre un ambito dove si può “parlare in sardo”. Non è, infatti, sempre possibile trovare persone con le quali conversare usando la nostra lingua.

Italo Vacca

Italo è un vivaista. Nel 1993 curiosando in un vivaio alla periferia di Chicago, dove stava concludendo gli studi per la tesi di laurea sulla letteratura dei Nativi Americani, Italo Vacca è inciampato per caso in un mondo nuovo finora sconosciuto: piante, fiori e giardini… che avrebbe cambiato radicalmente il suo mondo, portandolo in un percorso guidato da passione, ricerca e lavoro per i circa trent’anni a venire. Un lungo viaggio che lo ha ricondotto al suo punto di partenza, il paese nativo di Milis in Sardegna. “Se andrete a trovarli a Milis, avrete più di una piacevole sorpresa…un bel giardino studiato per resistere all’arsura estiva, una prova di buon gusto per nulla esibita, e la valorizzazione del territorio sardo con le sue splendide peculiarità”.

Jack Hirschman

Jack Hirschman nasce il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce).
Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Thomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway, la Associated Press diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.
Nel 1954 sposa Ruth Epstein, una compagna di classe del City College, dalla quale ha due figli (David nel 1956 e Celia nel 1958) e dalla quale si separa nel 1972 e divorzia nel 1974.
Professore di inglese alla UCLA di Los Angeles dal 1961 al 1966, ha fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Fra il 1964 e il 1965 grazie ad una borsa di studio della UCLA fa il suo primo viaggio in Europa visitando Parigi, la Grecia e l’Inghilterra dove Asa Benveniste, della Trigram Press, pubblica Yod. È l’inizio della tendenza cabalistica nel lavoro di Hirschman che riapparirà nelle decadi successive.
Mentre Hirschman è in Europa scoppia la guerra del Vietnam. Tornato negli Stati Uniti riprende l’insegnamento alla UCLA e dà vita ad una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra. Fra le altre cose comincia ad attribuire la “A” (corrispondente al voto più alto) a tutti gli studenti passibili di arruolamento per aiutarli a sfuggire alla guerra. Per questa attività definita “contro lo Stato” viene licenziato dalla UCLA nel 1966.
Rimane in California stabilendosi a Venice dal 1967 al 1970 dedicando tutto il suo tempo a scrivere, tradurre e dipingere. Inizia una collaborazione con David Meltzer che pubblica nella rivista Tree diverse sue traduzioni cabalistiche.
Nel 1972 traduce e pubblica Un Arc-en-ciel pour l’Occident chrétien di René Depestre, la cui opera lo conduce definitivamente al marxismo.
Fra il 1972 e il 1980 vive a North Beach, San Francisco, e continua a scrivere e tradurre poesia contemporanea, imparando il russo e – dopo un anno di traduzioni quotidiane – prendendo a scrivere poesie in quella lingua.
Dal 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992.
Dopo un periodo di transizione, nel 1994, diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale People’s Tribune.
Durante gli anni Ottanta, dirige Compages, una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. Poeti di tutto il mondo vengono tradotti in americano da un gruppo di poeti e traduttori, e poeti americani vengono a loro volta tradotti in altre lingue. La rivista viene spedita in 50 paesi a gruppi rivoluzionari e ad organizzazioni culturali. In quel periodo Hirschman pubblica l’unica antologia di poesia albanese degli anni comunisti che sia mai stata pubblicata negli Stati Uniti, Jabishak.
È stato in contatto fin dalla metà degli anni Cinquanta con i poeti della beat-generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman e di tutti gli altri poeti beat, dissente da quella che ritiene una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sente più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka).
Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i poemi lunghi che chiama Arcanes. Negli ultimi 42 anni ne ha scritti quasi 250 rimasti inediti per molti anni. Alcuni sono stati pubblicati dalla rivista Left Curve edita e diretta da Csaba Polony.
Hirschman descrive gli Arcanes come la trasformazione dialettica materialistica di ciò che è spesso alchemico o mistico. Essi si sforzano di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico.
Gli Arcanes, anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre relazioni con le trasformazioni politiche e sociali. Negli ultimi anni il suo impegno ci ha dato opere di struttura e coscienza politica e poetica che sono baluardo per l’anima contro l’ondata di caos e fascismo che sta divorando lo spirito umano.
Ha pubblicato più di 100 libri e opuscoli di poesia, e saggi e traduzioni da nove lingue. Fra i suoi libri di poesia più importanti: A Correspondence of Americans (Bloomington, Indiana University, 1960), Black Alephs (Trigram Books, New York/London, 1969), Lyripol (City Lights Books, San Francisco, 1976), The Bottom Line (Curbstone Press, Willimantic, 1988), Endless Threshold (Curbstone Press, Willimantic, 1992), Front Lines (City Lights Books, San Francisco, 2002), I was Born Murdered (Sore Dove Press, San Francisco, 2004).
Nella sua intensa opera di traduttore ha lavorato su autori come Mayakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismaël Aït Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro.
È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che ha influenzato profondamente molti intellettuali, scrittori e gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre). Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse, tra cui Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo, Lucia Lucchesino e Teodora Mastrototaro (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico).
Il rapporto di Hirschman con l’Italia inizia alla fine degli anni Cinquanta.
La poesia che dà titolo al suo primo libro, A Correspondence of Americans, fu pubblicata nella rivista Botteghe Oscure a Roma nel 1958, due anni prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti. Nel 1980 è in Sicilia per la pubblicazione bilingue della sua traduzione di Yossyph Shyryn del poeta siciliano Santo Calì.
Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, The Bottom Line, curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo Quello Che Conta.
Nel 1992 comincia un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Salerno, con il libro Soglia Infinita, tradotto ancora da Bruno Gullì. Questa collaborazione continua nel 2000 con la pubblicazione della prima raccolta di Arcanes, tradotti da Raffaella Marzano (che ha anche revisionato e dato corpo unico ad altre traduzioni di Anna Lombardo e Mariella Setzu) che ha poi continuato a proporre le opere di Jack Hirschman in Italia.
Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando agli Incontri internazionali di poesia che si sono svolti a Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Reggio Calabria, Sarajevo.
È spesso accompagnato da sua moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999.
Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore David Meltzer, recita tra l’altro: “Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – Arcani– si inserisce nella scia dell’epica moderna dei Cantos di Pound, del Paterson di William Carlos Williams, del The Maximum Poems di Charles Olson e delle Letters To An Imaginary Friend di Thomas McGrath. Instancabile lavoratore per la giustizia sociale e la libertà artistica. Noi siamo onorati nel dare riconoscimento alla sua opera e alla sua vita, ed egli onora e sfida la nostra opera e le nostre vite.”
Finalmente nel 2006 la città di San Francisco gli attribuisce il riconoscimento di “Poeta Laureato”, la Multimedia Edizioni pubblica in inglese, in un unico volume di 1000 pagine, l’intero corpus degli Arcani con il titolo The Arcanes e la City Lighs, nel 2008 All that’s left.
Sempre nel 2006 riceve a Reggio Calabria il Premio “Città dello Stretto”.
Il volume The Arcanes viene salutato dalla critica e dagli appassionati come un vero e proprio evento editoriale e culturale.
Nel 2007 riceve a Salerno il Premio Alfonso Gatto (sezione internazionale) ed è ad Haiti per il centenario di Jacques Roumain, invitato dal fratello di Paul Laraque, Franck Laraque. Inoltre, lo stesso anno, è l’organizzatore degli Incontri internazionali di poesia di San Francisco.
Nel 2008, riceve in Italia la cittadinanza onoraria di Baronissi.
Il 2009 è un anno ricco di avvenimenti: al termine del suo incarico come poeta laureato, l’Associazione Amici del Biblioteca di San Francisco gli affidano l’organizzazione dell’International Poetry Festival of San Francisco e delle letture settimanali di giovani poeti negli 11 distretti della città dal titolo Poets 11. Inoltre lo stesso anno, insieme con Sarah Menefee, Cathleen Willams e Bobby Coleman fonda The Revolutionary Poets Brigade, un’organizzazione di poeti politicamente e socialmente impegnati. Questa Brigada oggi ha nuclei di aggregazione anche in altre città quali Los Angeles, Albuquerque, Chicago, Burlington e in Europa a Roma e Parigi.
Negli Stati Uniti pubblica, nel 2010, in collaborazione con Casa della poesia e la Fondazione Alfonso Gatto, il volume Magma che raccoglie le sue traduzioni di poesie di Alfonso Gatto. Nello stesso anno partecipa, insieme ad altri poeti, ad una serie di letture a Basra, come protagonisti della prima apertura internazionale dell’Iraq dall’invasione americana.
Nel 2011 fonda insieme con 35 poeti e con gli organizzatori di vari festival il World Poetry Movement a Medellin, in Colombia, dove era già stato con Agneta Falk nel 2009.
L’anno successivo è in tour in Cina per alcuni reading con Agneta Falk e altri poeti cinesi.
Con la Multimedia Edizioni di Salerno pubblica nel 2014 28 Arcani, sempre tradotto da Raffaella Marzano. Nel 2016 viene pubblicato sempore dalla Multimedia Edizioni il secondo grande volume in lingua originale che raccoglie i suoi Arcanes scritti dal 2007 al 2016. Infine nel 2017 in Italia, sempre la con la traduzione di Raffaella Marzano, viene pubblicato il “libro-miracolo” L’Arcano del Vietnam.
Nel 2018 sono stati ristampati (con la revisione di Raffaella Marzano, in una nuova edizione) i primi due libri di Hirschman pubblicati in Italia “Quello che conta” e “Soglia infinita”.
Per fine 2019/inizio 2020 è prevista la pubblicazione (in originale) del terzo volume “The Arcanes”.

Laura Pugno

Laura Pugno è nata a Roma nel 1970. È autrice di romanzi, poesia, saggi e testi teatrali. Ha vinto il Premio Campiello Selezione Letterati, il Frignano per la Narrativa, il Premio Dedalus, il Libro del Mare e il Premio Scrivere Cinema per la sceneggiatura. Dal 2015 al 2020 ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Ha insegnato Traduzione all’Università La Sapienza e tradotto una dozzina di testi di poesia, romanzi e saggi dall’inglese, francese e spagnolo. Collabora con L’Espresso, Le parole e le cose 2 e le Guide di Repubblica. Ha collaborato con le redazioni cultura di Repubblica Roma, il manifesto e con Rai Educational per il progetto RaiLibro. Ha creato, insieme ad Annamaria Granatello, il Premio Solinas Italia-Spagna per il miglior soggetto cinematografico per l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Inoltre, ha ideato il Festival diffuso di poesia e scrittura I quattro elementi e il ciclo “E3 + – Encuentros Editores Escritores”, con il Forum del Libro Italia Spagna. Cura, insieme ad Andrea Cortellessa e Maria Grazia Calandrone, la collana di poesia I domani per l’editore Nino Aragno. Dal 2018 è nella giuria del Premio Solinas per il Lungometraggio.Ha pubblicato sei romanzi:
La metà di bosco (Marsilio 2017)
La ragazza selvaggia (Marsilio 2016), Premio Campiello Selezione Letterati 2017,
La caccia (Ponte alle Grazie 2012), Premio Frignano 2013 per la Narrativa,
Antartide (Minimum Fax 2011), selezione Premio Ultima Frontiera e Premio Maria Teresa Di Lascia,
Quando verrai (Minimum fax) 2009, selezione Premio Volponi,
Sirene (Einaudi), Premio Libro del Mare 2008 e Dedalus 2009; selezione Premio Bergamo,Inoltre, ha pubblicato:
il saggio In territorio selvaggio. Corpo, romanzo, comunità (Nottetempo 2018)
l’Oracolo manuale per poete e poeti, con Giulio Mozzi (Sonzogno 2020)
e i testi teatrali di DNAct (Zona 2008 e 2019).
Nel 2007 ha interpretato Il Desiderio preso per la coda di Pablo Picasso per Il Consiglio Teatrale di Rai Radio 3 e ha collaborato al programma Il sogno di mezzanotte di Radio3 Suite.  Con la sceneggiatura tratta da Sleepwalking ha vinto il Premio Scrivere Cinema per il Miglior Script all’Autumn Film Festival, Verona 2005, ed è stata selezionata per il 29esimo workshop internazionale di sceneggiatura Equinoxe TBC 2007, Royal Resort, Evian (Francia).  È presente in varie antologie di prosa e poesia, tra cui:
Panamericana (La Nuova Frontiera 2016) a cura di Alessandro Raveggi; Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini, (Einaudi 2012); Narratori degli Anni Zero, a cura di Andrea Cortellessa, (Ponte Sisto 2011); Poeti degli Anni Zero, a cura di Vincenzo Ostuni, (Ponte Sisto 2011); il Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, a cura di Franco Buffoni, Marcos y Marcos (2010); La storia siamo noi. Quindici scrittori raccontano l’Italia dal 1948 ad oggi, a cura di Mattia Carratello (Neri Pozza 2008) e La qualità dell’aria, a cura di Nicola Lagioia e Christian Raimo, Minimum Fax (2004).  Ha fatto e fa parte del Comitato di Lettura per le classifiche Pordenonelegge-Dedalus/L’Indiscreto. Ha partecipato e partecipa a numerosi festival di poesia e prosa in Italia e all’estero, tra cui:
Letterature Festival Internazionale di Roma, Romapoesia, Poesia a Roma: 10 autrici e 10 autrici, letture-conversazioni a cura di Valerio Magrelli al Teatro Argentina, Festival Eñe a Madrid, Festival di poesia di Granada, Festival di poesia di Bratislava, Scrittori in città a Cuneo, Settembre dei poeti/Cabudanne de sos poetas a Seneghe, Isola delle Storie a Gavoi, FirenzePoesia, Absolute Poetry Festival a Monfalcone, Shanghai International Literary Festival, Caprienigma, Giornata Mondiale della Poesia a Zagabria, Festival International de Littérature di Montreal, Pordenonelegge, “Récital Poétique” alla Bibliothèque Nationale d’Algérie, IV Festival de Poesia d’Oliva (Valencia), Casa della Poesia di Milano, Leggendo Metropolitano a Cagliari, Sola Poesia – Longiano Condotta Poetica, Quantestorie a Macerata, Macchine della Poesia – Altre Voci a Castell’Arquato, Women Fiction’s Festival a Matera, Parcopoesia e  molti altri.

Foto credit: Dino Ignani

Leo Minniti

Leo è un landscape architect. “Leo è un italo americano di seconda generazione, nato e cresciuto a Chicago. Avrà avuto cinque anni quando sua madre gli regalò ravanelli e tagete da seminare in un angolo del suo giardino di Chicago. Penso che la sua passione per le piante sia nata allora.” Uomini e Piante – Le passioni dei collezionisti del verde. Lucilla Zanazzi – ed. (Derive e Approdi 2013). Ha studiato Orticoltura e Garden Design alla Southern Illinois University per diventare Landscape architect nell’area di Chicago dove ha praticato per circa vent’anni. Nel 1988, durante un viaggio in Sardegna, rimane folgorato dall’ isola e successivamente decide con Italo di aprire un vivaio, per dare una forma al giardino sardo più in linea con il territorio. “Un po’ la visione che Leo ed Italo hanno avuto di loro stessi, tornando a vivere a Milis, ‘il posto più bello ‘, portandoci idee e un po’ di mondo”.

Luca Pinna

Artista con sede a Seneghe (OR), formatosi come ceramista in Sardegna (Italia) e formato come incisore nel Regno Unito. Allievo di Antony Gormley nella sua lunga permanenza in Inghilterra, tecnico e allestitore di mostre di arte contemporanea in tutto il mondo. Nella sua pratica di disegno si diverte a giocare con il significato della marcatura, creando volumi e determinando forme attraverso l’accumulo di linee. Il suo lavoro esplora la relazione tra corpi e la loro rappresentazione attraverso processi di frammentazione, oggettivazione o accumulazione. Indaga su problemi sociali legati alla appartenenza ad un luogo specifico e al fenomeno migratorio.

Luciano Piu e Maria Illotto

Maria frequenta la Scuola d’Arte di Oristano, mentre Luciano si forma da autodidatta. Il sodalizio artistico e sentimentale, che ha inizio nel 1972, permette la commistione dei due approcci differenti, attraverso la fusione costante di tecnica e gesto istintivo. Nelle opere della Illotto, le figure ritratte sono prevalentemente le donne del paese(Seneghe) e le anziane, colte nei momenti della vita quotidiana. In tutti i suoi lavori, anche quelli meno figurativi, sono presenti motivi di riflessione sul femminile, in cui le forme traducono il mistero di una natura che oscilla tra l’accoglienza e la prigionia. Luciano ha trovato nei quadri di grande formato e nelle sculture in basalto, la forma espressiva a lui più congeniale, con risultati di forte impatto sullo spettatore. La pietra locale non si cristallizza nelle opere degli artisti seneghesi, ma consente il fluire della natura vivente, in cui richiami al primordiale raccontano il segreto e il mistico di un territorio ancora da scoprire. Negli anni ‘70 gli artisti entrano a far parte del gruppo di Antonio Amore, lavorando insieme e prendendo parte a diverse collettive, fino agli anni 80, quando i due artisti rafforzano il loro sodalizio artistico staccandosi dal gruppo. Insieme, espongono a Roma, Milano, Sassari. Nel 1990 la loro arte trova dimora in un’antica casa del centro storico di Seneghe che diventa il loro laboratorio e spazio espositivo. Lo “studio-galleria” ospita da allora una mostra permanente, offerta secondo il criterio di libertà e istinto che è da sempre costante del loro lavoro. Le opere si presentano al visitatore prive di coordinate e denominazione, volontariamente destinate a una fruizione spontanea, in cui trovano spazio il caotico, il rifiuto, la paura e l’attrazione, per opere che a distanza di anni non perdono il loro elemento vitale.

Luisa Madau
La lettura e i libri sono stati la mia passione sin da bambina, passione che, crescendo, ho avuto il privilegio di poter tradurre nella mia attuale professione di bibliotecaria. Dopo la laurea in Lettere ho studiato presso la Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e ho seguito un tirocinio formativo all’Università degli Studi di Sassari. Sono bibliotecaria nella biblioteca comunale di Seneghe e coordinatrice del Sistema Bibliotecario Montiferru dal 2003. Ho lavorato con le stesse mansioni anche nelle biblioteche e al coordinamento del Sistema Bibliotecario del Barigadu e come catalogatrice presso il Consorzio UNO di Oristano.
Faccio parte del Comitato esecutivo Sardegna dell’Associazione Italiana Biblioteche per il triennio 2020/23.
Come bibliotecaria di Seneghe ho collaborato con il Festival sin dalla sua nascita, ospitando principalmente le attività e i libri dedicate ai bambini e ai ragazzi
Marco Lutzu

Marco Lutzu, etnomusicologo, è ricercatore all’Università di Cagliari.  Ha fatto ricerca sul campo in Sardegna, Cuba e Guinea Equatoriale occupandosi di rapporti tra musica e religione, analisi della performance, poesia improvvisata, cultura hip hop. E’ responsabile scientifico dell’Enciclopedia della Musica Sarda (L’Unione Sarda, 2012), autore di Non potho reposare: il canto d’amore della Sardegna (Nota, 2017) e curatore di Deus ti salvet Maria: l’Ave Maria sarda tra devozione, identità e popular music (Nota, 2020).

Mario Cubeddu

Mario Cubeddu è nato a Seneghe nel 1947. E’ cresciuto in una famiglia e in un mondo contadino in cui i mezzi di locomozione erano cavalli ed asini e l’energia per il trasporto e l’aratura dei campi era fornita dal giogo di buoi. Ha studiato Lettere antiche all’Università di Cagliari e si è laureato con una tesi sulla posizione del dialetto beotico all’interno dei dialetti greci. Ha insegnato materie letterarie negli Istituti Superiori. Si è occupato di storia del mondo agrario e di storia sociale della Sardegna nel XX° secolo, pubblicando alcuni saggi sull’argomento. Da tre anni ha scoperto una vocazione poetica a cui si sta dedicando con passione.

Mercedes Arriaga Florez

Mercedes Arriaga Flórez è professoressa ordinaria di filologia italiana nel dipartimento di filologie integrate dell’Università di Siviglia. Ha conseguito un dottorato in filologia italiana presso l’Università di Siviglia e un dottorato in teoria dei segni presso l’Università di Bari, Italia. Esperto nella progettazione di progetti di cooperazione internazionale. Direttrice del gruppo di ricerca Escritoras y Escrituras (www.escritorasyescrituras.com) della Junta de Andalucía, dalla sua fondazione nel 2002. È stata presidentessa di AUDEM, Associazione Universitaria di Studi sulle Donne. È vicepresidente della Società spagnola degli italianisti (SEI). È membro del comitato scientifico di diverse riviste di letteratura in diversi paesi. Direttrice della Rivista Internazionale di Letterature e Culture, dell’ Università di Siviglia. Ha diretto cuattro progetti nazionali di ricerca: ASSENZE II. Scrittrici italiane inedite nella Querelle des Femmes, dal XV al XX secolo; AUSENCIAS. Scrittrici italiane inedite nella Querelle des Femmes dal XIV al XIX secolo; Scrittrici e pensatrici europee, e nell’ Attualità, assieme a Daniele Cerrato, “MenforWomen. Voci maschili nella Querelle des Femmes in Italia”. Ha ricevuto dalla Junta de Andalucía il premio Meridiana nel marzo 2016 e il Premio Páginas Violeta nel 2017, per le sue ricerche in letteratura. Nel 2020 è stata insignita dal Ministro degli Affari Esteri con la decorazione di Cavaliere della Stella d’Italia, per il suo lavoro di ricerca e diffusione delle scrittrici italiane nella cultura in spagnolo

Michele Cubadda

Michele Cubadda nasce a Cagliari nel 1991, cresce e vive a Seneghe. Da anni pratica una sintesi originale del racconto a fumetti, ha collaborato per anni con il Cabudanne de Sos Poetas, la sua grafica ha fatto da sfondo al progetto “Qui non succede mai nulla”, ideato dall’associazione Perda Sonadora per la rete dei festival aperti ai giovani in occasione del Cabudanne de sos poetas 2009 e 2010. Nel 2015 realizza la grafica del Festival. Dal 2011 al 2015 ha studiato Fumetto e Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, raggiungendo il diploma accademico con una tesi/fumetto sul Carnevale seneghese. Dal 2016 al 2019 ha studiato Grafica e Progettazione presso l’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari. Attualmente è volontario del Sevizio Civile Nazionale presso la Biblioteca comunale di Seneghe per il progetto “Il libro Altrove – la lettura condivisa e itinerante”.

Michele Ladu

Micheli Ladu, di Ollolai, è nato il 27/04/1975. Si è laureato in filosofia a Cagliari nel 2000 e da tempo lavora per la lingua sarda. Ha collaborato con l´Ufficio della Lingua Sarda di Quartu ed è ricercatore presso l´Università di Cagliari per la regione Sardegna nella didattica delle lingue minoritarie. Ha partecipato a master come allievo e ora insegna nei master del comune di Quartu e dell´Università di Cagliari. E´ l´inventore di “Iscolimba”, il primo corso di autoformazioneonline in lingua sarda, oltre ad essere coordinatore editoriale di “diariulimba”, rivista digitale del Sòtziu Limba Sarda, nel sito www.sotziulimbasarda.net

Nanni Falconi
Nanni Falconi, autore, poeta e traduttore, nato a Pattada nel 1950. Nel 2002, pubblica la traduzione in lingua sarda del romanzo Heart of darkness di Joseph Conrad, Coro de iscurigore. Tra le sue opere, nel 2003 pubblica Su cuadorzu, e nel 2005 Sa gianna tancada. Nel 2019 vede la luce per la Collana di Poesia Is Cruculeus Su grodde bos at a contare de me, tradotto in lingua italiana nel 2021, ‘La volpe vi racconterà di me‘.”
 
Nicola Crocetti

Patrasso, dove è nato, egli ha trascorso serenamente la sua prima infanzia trasferendosi poi nella città di Firenze e in seguito a Milanop dove tuttora lavora e vive. Conoscitore nativo della lingua greca moderna e amante della poesia, ha tradotto numerose raccolte di poeti greci moderni e contemporanei, tra i quali Kavafis, Elitis, Ritsos, Seferis, Anaghnostakis. Nel 1981 fonda la Crocetti Editore, che si occupa principalmente di poesia. Il primo volume pubblicato è ‘Erotica, la traduzione in italiano delle raccolte di poesia dell’amico Ghiannis Ritsos. Dal 1988 la casa editrice pubblica la rivista «Poesia», che con trent’anni di attività è risultata il più longevo periodico culturale italiano e il primo di questo genere ad essere distribuito nelle edicole.La rivista, che ha redazioni fisse anche a Londra e New York, è l’organo ufficiale dell'”Associazione Culturale POESIA”. Ispirandosi al nome della madre greca, dieci anni più tardi lanciò la collana Aristea, all’interno delle quale furono per la prima volta tradotti in italiano vari romanzi fra i più venduti della letteratura greca del XX secolo. Con un catalogo di oltre 3.300 autori di poesie pubblicati, nel 2019 dà alle stampe la sua traduzione del poema Odissea di Nikos Kazantzakis, che presenta un rinnovato Ulisse, il quale, tediato del ritorno ad Itaca, decide di ripartire per un viaggio senza meta e senza fine. Per il Corriere della Sera cura la collana diVersi, un’antologia di poesie di 20 autori italiani e stranieri. Crocetti è membro della giuria del Premio internazionale di poesia “Attilio Bertolucci“. Inoltre, è commissario Uneasco per la “Giornata mondiale della poesia”. Nel maggio 2020 la sua casa editrice entra nel gruppo Feltrinelli.

Foto credit: Fabrizio Annibali

Nicola Lo Piccolo

Originario di Seneghe, classe 1982, la sua formazione è caratterizzata da studi artistici e umanistici. Negli ultimi anni passati in Inghilterra incanala la sua creatività in progetti personali che lo portano a riscoprire l’amore per il disegno in bianco e nero, a matita, penna e inchiostri. Eclettico nello stile e nell’utilizzo di vari mezzi e tecniche, attraverso il disegno digitale sperimenta un linguaggio formale e una sintesi narrativa tesa all’illustrazione editoriale. I suoi lavori sono generalmente frutto di intuizioni spesso venate di una sottile ironia, che ha preservato e sostenuto il suo estro durante gli anni spesi in ambiti lavorativi noti per prosciugare la vena artistica.

Nicola Melis

Nicola Melis è specializzato in storia dell’Impero ottomano, con particolare riguardo per le aree mediterranee e africane. Si è laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari con una tesi sul tema del ğihād partendo dalle fonti giuridiche islamiche con il prof. Alberto Ventura. Ha conseguito il dottorato con una tesi di storia delle relazioni tra Ottomani e Portoghesi nel XVI secolo. Ha frequentato due master: Scienza dell’Organizzazione (Ailun, Nuoro) e “Informatica e direzione aziendale” (Cifra, Università di Cagliari).  Attualmente insegna  Storia e istituzioni dell’Africa mediterranea e del Vicino oriente (Laurea Magistrale) e Storia e istituzioni dell’Africa (Laurea Triennale). Ha partecipato a numerosi convegni e simposi internazionali per presentare il risultato delle proprie ricerche.

Nicola Piredda

Nicola Piredda è seneghese, inizia lo studio del pianoforte al’età di quattro anni e lo studio della fisarmonica all’età di otto. Ha fatto parte di diverse formazioni canore e strumentali (cuntrattu de Antonio Maria Cubadda, coro ars antiqua, malinda mai, banditi e campioni , dietro le queentet, flamenco soul) con le quali si è esibito in numerose piazze, dal territorio regionale a quello nazionale ed europeo. Nel 2012 si specializza in pianoforte e tastiere moderne presso la “percentomusica” di Roma. E’ direttore dei cori “Ars Antiqua”, “Monteferru”, “Globemusic Vocal Ensemble. Ha fondato e dirige l’orchestra “Shardana”. Ad oggi studia direzione d’orchestra presso il Conservatorio G.P. da Palestrina (Cagliari). Nicola insegna pianoforte e fisarmonica.

Ottavio Nieddu

Dal 1986 ad oggi si occupa cultura ed espressioni popolari dell’isola con la conduzione della famosa trasmissione televisiva “Sardegna Canta” trasmessa dall’emittente televisiva regionale Videolina. Dopo trent’anni di collaborazione con Videolina in qualità di conduttore e successivamente direttore artistico della trasmissione Sardegna Canta (in studio e in piazza), da circa 4 anni è produttore esecutivo, conduttore e direttore artistico della trasmissione televisiva di canti e danze popolari “Sardegna in Festa”. Insieme a Tore Cubeddu e Paolo Carboni da circa tre anni ha aperto un canale televisivo tematico sul digitale terrestre (ch 172) che trasmette una programmazione generalista esclusivamente in lingua sarda. Per lo stesso canale ha prodotto e condotto le trasmissioni Sonus de ammentu,  Artistas, e Cosas Bellas (attualmente in onda) e ha prodotto numerose trasmissioni tra le quali: Contos bos conto, Iscriere, Literas, stiddius de culturav sarda, unu suspiru de coru.  Collabora da oltre vent’anni all’organizzazione della Festa di sant’Efisio, inizialmente con la gestione dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo e dal 2006 per l’Amministrazione Comunale di Cagliari, nel ruolo di Direttore Artistico e Organizzativo.

Paolo Zedda

Nato a Sinnai il 10 05 1964, laureato in Odontoiatria (massimo dei voti e lode) Esercita la professione dal 1989; frequenta fino al V anno di conservatorio in “organo, armonia e composizione organistica. Poeta improvvisatore è nel circuito professionistico dal 1997. Professore a contratto di “Etnomusicologia” presso l’Università degli studi di Cagliari, negli anni 2006 – 2009, visiting Professor presso l’University of Missouri nel 2009, membro della Editorial Board della rivista scientifica statunitense Oral Tradition Journal Relatore in conferenze e seminari in campo nazionale ed internazionale, Ha scritto diversi saggi sui temi della lingua, poesia orale e tradizione estemporanea della Sardegna: Ideatore e direttore artistico della rassegna “Musas e Terras”, nelle sue varie edizioni, dedicata alla improvvisazione poetica nel mondo; Produttore per il gruppo “Tenores de Oniferi” delle raccolte su CD A “S’Omine”, “A S’andira“, “Tenores de Oniferi, Poliphonic singing from Sardinia”(prodotto in Usa in coproduzione con l’etichetta “Music of the World”); consulente artistico e coautore per le produzioni “Ricercare” , “Ricercare 2”, “Ricercare 3”, (musica classica contemporanea); Organizza, in collaborazione con Music of the World, una serie di concerti in USA per cantu a tenore e launeddas; Recensioni su New York Times (23 gennaio 1996), giudicato il miglior concerto della settimana su Chicago reader (19 gennaio 1996).

Ha partecipato come artista e consulente artistico a: Gibellina, Orestiadi, 2000; Evora (Portogallo) Poesia Oral, 2001; Sinnai (Ca), Musas e Terras, 2002; San Sebastian – Bilbao, Oralidad en el Mundo, 2003; Pomonte, incontro internazionale di poesia estemporanea, edizioni 2003, 2004, 2005, 2006;

Membro della associazione “Amici della Musica”; membro del comitato scientifico per la normalizzazione della lingua campidanese; membro e consulente della “Accademia della Lingua Campidanese” membro fondatore della “Fondazione Cicitu Masala”; membro di ARCOS (Associazione Ricercatori della Cultura Orale della Sardegna); membro della associazione “Ricercare”(Musica classica contemporanea); presidente della associazione “Su Bentu Estu”.

Membro della giuria nel premio letterario “Su Mutetu”, Quartu Sant’Elena, 2007; membro della giuria nel premio letterario “Santa Barbara”, Silius, dal 2004; membro della giuria nel premio letterario “Su Fermentu”, Sinnai, dal 2002, presidente della associazione “Is Cerbus”dal 1994.

 

 

 

Foto credit: Roberta Uras

Pier Sandro Pillonca

Pier Sandro Pillonca, (Seui 24/11/1966), giornalista professionista, lavora  presso l’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Sardegna.  Dopo la laurea in Giurisprudenza ha iniziato a collaborare con alcune riviste  culturali. Nel 1997 è stato uno dei promotori del primo telegiornale regionale in lingua sarda trasmesso via satellite da Sardegna Uno Tv. Nel 1999 è entrato in  pianta stabile nella redazione giornalistica dell’emittente cagliaritana dove ha  lavorato fino al febbraio del 2014. Autore di diversi format televisivi, alcuni dei  quali inseriti nella libreria digitale della Regione Autonoma della Sardegna (Sardegnadigitallibrary), ha raccontato in diretta per oltre un decennio le  principali manifestazioni culturali e religiose della tradizione isolana (Ardia di  Sedilo, Sant’Efisio, Sartiglia, Festa del Redentore, Cavalcata Sarda, Sa Carrela di Santulussurgiu). Per i suoi lavori in limba ha ricevuto nel 2001 il premio
regionale di giornalismo “Funtana Elighe” e, nel 2007, un riconoscimento al  Premio nazionale di giornalismo “Lau Silesu” di Iglesias. Dal 2011 al 2012 ha condotto la trasmissione “Sardegna nel mondo” dedicata al mondo dell’emigrazione.  Nel 2009 è stato eletto nel Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna e  riconfermato per un secondo mandato nel 2012. Oltre al saggio “La lingua sarda nelle istituzioni” pubblicato nel 2020 per i Quaderni della Fondazione Sardinia, ha curato le monografie dei poeti improvvisatori Totoni Crobu (2019) e Barore Riu (2020) per la casa editrice Domus de Janas.

Roberto Magnani

Si avvicina giovanissimo al Teatro delle Albe partecipando alla non-scuola, i laboratori che la compagnia conduce dal 1991 in tutti gli istituti superiori di Ravenna. Nel 1998 viene scelto per interpretare uno dei dodici palotini nello spettacolo I Polacchi, testo e regia di Marco Martinelli, ispirato all’Ubu re di Alfred Jarry. Lo spettacolo raccoglie un successo internazionale da Stoccolma a Caen, da Teheran a Belgrado. I dodici palotini ricevono la nomination come “migliori attori under 30” per il Premio Ubu 1999.  Nel 2000 è inoltre in scena sia ne L’isola di Alcina che nel Baldus, dove interpreta il brigante Baldus, e per questa interpretazione vince il prestigioso Premio Lo Straniero 2001.  Entra a far parte della compagnia del Teatro delle Albe e partecipa a tutti gli spettacoli.  Nel 2009 debutta con ODISÉA “lettura selvatica” di Tonino Guerra, in cui per la prima volta si cimenta da solo in un lavoro-esercizio per affinare l’uso del dialetto romagnolo come lingua di scena. Nel 2014 è in scena in VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI, spettacolo teatrale da cui è stato tratto anche un film sempre per la regia di Marco Martinelli e Ermanna Montanari a interpretare l’eroina birmana Nobel per la pace. Firma lo spettacolo e il film anche in veste di assistente ai costumi. Nel 2015 debutta con E’ BAL, tratto da un poemetto in lingua romagnola di Nevio Spadoni. Lo spettacolo riprende il lavoro sul dialetto come lingua di scena intrapreso con il precedente  ODISÉA. Per la prima volta l’intera ideazione e realizzazione dello spettacolo è avvenuta in piena autonomia avvalendosi della collaborazione musicale di Simone Marzocchi, poliedrico musicista e compositore col quale collabora da diversi anni all’interno del percorso non-scuola con l’università di Ravenna e che in questa opera lo affianca dal vivo sulla scena. Mentre nel 2018 riprende il percorso iniziato con E’ bal e mette in scena MACBETTO o la chimica della materia, trasmutazioni da Giovanni Testori dove firma ideazione, spazio e costumi  e nella parte di Macbetto divide la scena con Consuelo Battiston della compagnia Menoventi e Eleonora Sedioli di Masque Teatro, realizzando una coproduzione artistica fra tre importanti compagnie romagnole.Dal 2002 è guida nei laboratori non-scuola.Nel 2003 conduce con Mandiaye N’Diaye un laboratorio teatrale sul Pluto di Aristofane nel villaggio senegalese di Diol Kadd.Nel 2007 è guida in ARREVUOTO, progetto triennale del Teatro Mercadante a cura di Roberta Carlotto, diretto da Marco Martinelli, che porta l’esperienza della non-scuola ravennate a Napoli e Scampia. Nel 2008 conduce un laboratorio a Lido di Classe con 5 transgender brasiliani, portando in scena al Teatro Rasi un lavoro su Minnie la candida di Massimo Bontempelli.Nello stesso anno è ospite del festival Settembre dei Poeti, prestigiosa rassegna di poesia che si svolge a Seneghe in provincia di Oristano, dove viene chiamato per leggere un’antologia delle poesie di Raffaello Baldini, introdotta da Franco Loi. Negli anni successivi continua a partecipare al festival portando l’esperienza della non-scuola. Dopo aver collaborato negli anni alla ideazione del festival, nel 2016 ne firma la direzione artistica.Dal 2008 è responsabile dell’archivio costumi del Teatro delle Albe.Roberto Magnani ha pubblicato su riviste come Lo straniero e Gli Asini (diretta da Goffredo Fofi) e Venezia Musica e dintorni (diretta da Leonardo Mello per Fondazione Venezia), e sul libro Il Teatro salvato dai ragazzini. Esperienze di crescita attraverso l’arte (a cura di Debora Pietrobono e Rodolfo Sacchettini, edizioni dell’Asino).Al di fuori del lavoro con le Albe ha collaborato diverse volte con la compagnia ravennate Fanny e Alexander, prima in diverse performances al Coccoricò di Riccione e nel 2019 e 2020 partecipando all maratona Infinite Jest nel ruolo di Hal Incandenza, protagonista del romanzo di David Foster Wallace. Ha inoltre partecipato alla produzione radiofonica Verdesche, diretto da Alessandro di Robilant, per la rassegna Al presente, a cura di Anna Antonelli, trasmessa su Radio Rai 3. Nel 2005 partecipa al il programma Storyville di Radio Rai 3, nell’episodio dedicato ad Eminem.Nel campo cinematografico è protagonista del film La destinazione, regia di Piero Sanna nel 2000.

Foto credit: Marco Parollo

SIAMO TUTTI CANNIBALI. SINFONIA PER L'ABISSO

TEATRO DELLE ALBE/ROBERTO MAGNANI
Siamo tutti cannibali
sinfonia per l’abisso
con Roberto Magnani (voce) Giacomo Piermatti (contrabbasso)
musiche Giacomo Piermatti e Andrea Veneri
live electronics e regia del suono Andrea Veneri
residenza artistica Masque Teatro, Ultimi Fuochi Teatro
produzione Teatro delle Albe / Ravenna Teatro in collaborazione con festival Crisalide, Operaestate Festival,
Associazione Perda Sonadora-Seneghe, Cisim
Un tentativo di dare voce e musica ad alcuni frammenti del romanzo Moby Dick di Herman Melville: una
sinfonia in cui il contrabbasso diventa la voce dell’intero Pequod, pervaso dagli scricchiolii del ponte sotto i
piedi dell’equipaggio come dal furioso sbattere di code degli squali affamati contro la prua. Una sinfonia in
cui la musica, creando uno spazio sia emotivo che fisico, tenta di manifestare tutto quello che le parole
lasciano intuire, mentre la voce viene amplificata per variarne l’enfasi o la crudezza. Una voce che mette in
luce anche la particolarità della lingua: Melville ne inventa una – la “lingua della Balena”, la chiama Deleuze
– che stravolge l’inglese. Per questo, la scelta, per la versione italiana, ricade sulla traduzione di Cesare
Pavese, primo traduttore del romanzo in Italia, che riuscì a creare una musicalità forte della sua lingua non
databile, sospesa nel tempo come poesia.
“La storia di Moby Dick è presto detta: un equipaggio di quaranta uomini salpa dall’isola di Nuntacket per
andare a caccia di balene. A capitanare questa nave, il Pequod, c’è Achab, ossessionato da una balena
bianca, che gli ha strappato via una gamba. L’ossessione del capitano Achab porterà alla distruzione del
Pequod e alla morte di quaranta uomini. Uno solo rimarrà in vita e ci racconterà questa storia: Ismaele.
Moby Dick non è solo la storia di un viaggio a balene, compiuto realmente da Melville, ma è uno
sprofondare nell’Abisso, l’abisso che abita ognuno di noi” (Roberto Magnani).

 

 

 

 

Simone Cireddu

Simone Cireddu è nato a Oristano il 9 marzo del 1974. Storico dell’immagine in movimento e videomaker, si occupa in particolare di avanguardie cinematografiche, sperimentazione audiovisiva, documentari di creazione e delle interconnesioni tra videoarte e forme della poesia contemporanea. Da dieci anni è impegnato nella didattica del cinema negli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado.

Teatro delle Albe

Nel 1983 Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni fondano il Teatro delle Albe. La compagnia sviluppa il proprio percorso intrecciando alla ricerca del “nuovo” la lezione della Tradizione teatrale: il drammaturgo e regista Martinelli scrive i testi ispirandosi agli antichi e al tempo presente, pensando le storie per gli attori, i quali diventano così veri e propri co-autori degli spettacoli. Nel 1988 la compagnia acquisisce al suo interno dei griots senegalesi: Mandiaye N’Diaye (da allora “colonna” africana della compagnia), Mor Awa Niang e El Hadji Niang. La formazione diventa afro-romagnola, e pratica un originale meticciato teatrale che coniuga drammaturgia e danza, musica e dialetti, invenzione e radici. Gli spettacoli, da Ruh. Romagna piu’africa uguale (1988) a All’inferno! (1996), da I Polacchi (1998) al Sogno di una notte di mezza estate (2002), da Salmagundi (2004) a La mano (2005), valgono alle Albe premi e riconoscimenti, nazionali e internazionali, evidenziando una poetica rigorosa, raffinata e emozionante, capace di restituire alla scena la sua antica e potente funzione narrativa. Fondamentali all’interno del gruppo, oltre alla direzione artistica tenuta da Martinelli (Premio Drammaturgia infinita con Incantati nel 1995, Premio Ubu per la drammaturgia con All’inferno! nel 1997, Premio Hystrio alla regia nel 1999, Golden Laurel come “miglior regista” al Festival Internazionale “Mess” di Sarajevo con I Polacchi nel 2003) sono le accensioni visionarie e la vocalità inquietante di Ermanna Montanari (segnalazione al Premio Narni Opera prima con Confine nel 1986, nomination al Premio Ubu come “miglior attrice” nel 1997, Premio Ubu come “migliore attrice” con L’isola di Alcina nel 2000, con Sterminio nel 2007 e nel 2009 con Rosvita, Premio Adelaide Ristori nel 2001, Golden Laurel come “miglior attrice” al Festival Internazionale “Mess” di Sarajevo con I Polacchi nel 2003); il lavoro di attore-autore (nonché Presidente della cooperativa) di Luigi Dadina (Griot-fuler, scritto a quattro mani con Mandiaye N’Diaye, menzione al Premio Nazionale Stregagatto 1995-96); gli attori e attrici cresciuti nella fucina della non-scuola, ovvero Alessandro Argnani (Premio Ubu come “miglior attore under 30” con La canzone degli F.P. e degli I.M. nel 2006), Cinzia Dezi, Luca Fagioli, Roberto Magnani (Premio Lo Straniero nel 2001) Michela Marangoni, Laura Redaelli e Alessandro Renda, che dal ’98 a oggi hanno segnato con la loro presenza scenica il percorso della compagnia (nomination al Premio Ubu nel 1999 per I Polacchi e nel 2001 per Baldus nella categoria “nuovo attore o attrice (under 30)”; la direzione tecnica di Enrico Isola, il lavoro sulle luci di Vincent Longuemare, la collaborazione con il musicista Luigi Ceccarelli, gli scenografi Cosetta Gardini e Edoardo Sanchi, gli scrittori Nevio Spadoni e Luca Doninelli. Nel 1999 le Albe creano il Cantiere Orlando, percorso triennale sui poemi cavallereschi rinascimentali, coprodotto con la Biennale di Venezia, Ravenna Festival e Santarcangelo dei Teatri. Nell’ambito di tale progetto hanno origine gli spettacoli L’isola di Alcina (2000), “concerto per corno e voce romagnola”; Baldus (2000), “riscrittura per lampi” dall’omonimo poema di Teofilo Folengo; Sogno di una notte di mezza estate, “riscrittura in giù da William Shakespeare”.
Tra il 2003 e il 2004 Marco Martinelli ha diretto il corso Epidemie-percorso per la crescita professionale dell’attore, organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione e Ravenna Teatro; tale progetto, della durata di nove mesi, ha avuto la funzione di vera e propria “bottega” da cui sono usciti 15 degli attori di Salmagundi, “favola patriottica”, scritto e diretto da Martinelli, che ha debuttato a Mittelfest 2004.
Nel febbraio 2005 Marco Martinelli ed Ermanna Montanari debuttano a Mons con La mano, “de profundis rock”, tratto dal romanzo omonimo di Luca Doninelli e coprodotto dal Centre Culturel Transfrontalier de diffusion et de création di Mons (Belgio) e dai Festival italiani Ravenna Festival e Le Colline Torinesi. Tra maggio e giugno 2005 il Teatro delle Albe è a Chicago per cinque settimane con un intenso programma di spettacoli e laboratori. Cuore del progetto, la reinvenzione dei Polacchi con un gruppo di studenti africani della Senn High School. Lo spettacolo viene presentato al Mca (Museum of contemporary art), suscitando l’entusiasmo della critica teatrale e del pubblico.
Nell’ottobre 2005 Marco Martinelli cura la regia di una “lettura pubblica” del testo di Elsa Morante La canzone degli F.P. e degli I.M., che vede in scena le nuove Albe: Argnani, Fagioli, Magnani e Renda. Nel novembre 2006 mette in scena due spettacoli: LEBEN, di Marco Martinelli riscrittura dall’opera di Grabbe, e Sterminio (4 Premi Ubu 2007: a Marco Martinelli “miglior regia”, a Ermanna Montanari “migliore attrice protagonista”, “miglior novità straniera” e a Vincent Longuemare premio speciale “per aver segnato ormai da anni con le sue luci gli spettacoli delle Albe con uno spirito da scenografo che integra il lavoro registico”. Sterminio è stato in nomination anche nelle categorie “miglior spettacolo dell’anno” e Enrico Isola e Vincent Longuemare “miglior scenografia”) di Werner Schwab, che insieme costituiscono un dittico sull’ineluttabilità e l’universalità del male.
Nel gennaio 2007 debutta lo spettacolo Ubu buur, reinvenzione dell’Ubu re di Alfred Jarry con un coro di adolescenti senegalesi di Diol Kadd, villaggio nel cuore del Senegal. Il lavoro, nato in Senegal, debutta in sede europea al Festival des Francophonies di Limoges (Francia), che lo ha anche coprodotto, e in prima nazionale al Teatro Festival Italia di Napoli, e a VIE Scena Contemporanea Festival di Modena, nell’autunno 2007.
Nel giugno 2008 debutta Rosvita, lettura-concerto in cui Ermanna Montanari torna, dopo diciassette anni, ad affrontare l’opera della monaca-drammaturga sassone del X secolo nel doppio ruolo di interprete – insieme a Cinzia Dezi, Michela Marangoni e Laura Redaelli – e autrice del testo.
Nell’ottobre 2008 debutta Stranieri di Antonio Tarantino, nuovo approdo alla drammaturgia contemporanea del Teatro delle Albe.
Nel 2009 debutta Ouverture Alcina, performance vocale di Ermanna Montanari su testo di Nevio Spadoni e musica di Luigi Ceccarelli, spettacolo che riscuote un grande successo di pubblico e critica in occasione delle numerose recite in varie città del mondo: da New York in collaborazione con il “Coil Festival” e “Under the radar festival”, a Mosca nell’ambito del Festival internazionale “Stanislavskij Season”, da Tunisi al festival “Journées Théâtrales de Carthage”, a Berlino al festival “Theater/Teatro”, a Limoges al “Festival des Francophonies en Limousin”.
Nel 2010 le Albe si immergono nell’opera di Molière, che vede il debutto di due spettacoli, all’estero in Italia. Dopo una lunga residenza artistica in Belgio debutta a Mons detto Molière, scritto e diretto da Marco Martinelli, un evento corale che vede in scena una tribù di 40 persone, tra attori professionisti (italiani e belgi), musicisti, studenti del Conservatorio di Mons e adolescenti delle aree di confine tra Francia e Belgio: uno spettacolo inusuale, una vera e propria festa del teatro che coinvolge il teatro e la città che lo accoglie. Lo spettacolo ha visto uniti nella coproduzione e nella tournée le manège.mons e la Maison de Culture di Tournai (Belgio) e La Rose des Vents Scène Nationale Lille Métropole (Francia). Secondo spettacolo del dittico molieriano, L’Avaro debutta nell’aprile 2010, prodotto da Ravenna Teatro in collaborazione con AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) e ERT (Emilia Romagna Teatro Fondazione), e vede impegnata l’intera compagnia delle Albe, diretta da Marco Martinelli attorno a un Arpagone, fantasma-burattino del potere, impugnato come un’arma da Ermanna Montanari. Sempre nel 2010 debutta Rumore di acque, testo e regia di Marco Martinelli, un intenso monologo capace di trasfigurare in grottesca e malinconica poesia la cronaca tragica dei barconi alla deriva nel Mediterraneo. Lo spettacolo, ideato insieme a Ermanna Montanari, con l’interpretazione di Alessandro Renda, le musiche originali eseguite dal vivo dai Fratelli Mancuso, spazio-luci-costumi di Ermanna Montanari e Enrico Isola, ottiene il patrocinio di Amnesty International, e il testo Rumore di acque (pubblicato in Italia da Editoria & Spettacolo) suscita un grande interesse anche all’estero: nel 2011 è tradotto in inglese da Tom Simpson e pubblicato sulla rivista California Italian Studies; nel 2012 è tradotto in francese da Jean Paul Manganaro e messo in scena dal Theatre Alibi di Bastia ad Avignon Off nel 2013. Il testo viene scelto dal progetto FACE A FACE, e se ne fanno diverse “mise en lecture” a Nancy e MarsigliaNel 2011 Ermanna Montanari firma la direzione artistica del Festival internazionale di teatro in piazza di Santarcangelo (edizione 41), all’interno di un triennio di lavoro 2009-2011 condiviso con Chiara Guidi-Societas Raffaello Sanzio e Enrico Casagrande-Motus. Nel 2012 debutta PANTANI, una coproduzione internazionale che vede a fianco del Teatro delle Albe le manège.mons – scène transfrontalière de création et de diffusion asbl (Belgio). Il testo di Martinelli (Premio Ubu 2013 per la “migliore novità drammaturgica”) costruisce attorno a questo anelito di giustizia un affresco sull’Italia degli ultimi trent’anni, l’enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore che veniva dal mare. Per la sua interpretazione di Tonina Pantani, nel 2013 Ermanna Montanari vince il Premio Duse, l’unico premio italiano riservato all’attrice di teatro che si è distinta particolarmente nel corso della stagione di prosa in uno o più spettacoli in Italia o all’estero.
Nel 2013 debutta La camera da ricevere, di Ermanna Montanari: un racconto dalla “stanza dei travestimenti” con alcune figure ritagliate dal suo repertorio.
Sempre nel 2013 le Albe portano in scena A te come te di Giovanni Testori: una “lettura scenica” degli scritti giornalistici di Testori, tre articoli legati da un filo preciso: la violenza sulle donne, scritti tra il ’79 e l’80 sulla terza pagina del Corriere della sera.
Nel 2014 debutta Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, ideazione Ermanna Montanari e Marco Martinelli, autore del testo e regista dello spettacolo sulla leader birmana premio Nobel per la pace nel 1991. Per la regia e l’interpretazione in quasto spettacolo, Martinelli e Montanari vincono il Premio Enriquez  2015″ per un teatro di impegno sociale e civile”.Nel 2015 debutta LU, concerto-spettacolo di Ermanna Montanari, Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato, regia di Marco Martinelli, produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione con il Teatro delle Albe, nel quale la Montanari prosegue l’originale percorso di ricerca vocale che ha segnato la poetica della compagnia degli ultimi vent’anni e che le è valso numerosi  premi e riconoscimenti.Nel 2016 Martinelli dirige il suo primo film, Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, ispirato allo spettacolo omonimo, che vede protagonista Ermanna Montanari affiancata da sei bambine per la prima volta sullo schermo e dagli attori Elio De Capitani, Sonia Bergamasco, Christian Giroso e Vincenzo Nemolato.Nel 2017 debutta Maryam, testo di Luca Doninelli, musica di Luigi Ceccarelli, spettacolo dalla forte natura performatica di cui Martinelli firma la regia insieme alla Montanari.Nel 2017 Marco Martinelli e Ermanna Montanari firmano l’ideazione, la direzione artistica e la regia di INFERNO Chiamata pubblica per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri (prima anta del progetto LA DIVINA COMMEDIA 2017-2021) prodotto da Ravenna Festival in coproduzione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro. Ad entrambi viene assegnato il Premio Ubu 2017 al “miglior progetto curatoriale” per INFERNO. La seconda anta del progetto, PURGATORIO, vede nel 2019 un doppio debutto a Matera, in occasione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, e a Ravenna, nell’ambito di Ravenna Festival.Nel 2018 Martinelli scrive e mette in scena -insieme a Ermanna Montanari- Va pensiero, affresco corale capace di far luce sulla corruzione mafiosa in Emilia Romagna. Saluti da Brescello (di Marco Martinelli) ne costituisce il prologo, in forma di dialogo tra le statue di Peppone e Don Camillo nella piazza di Brescello.Per questi due lavori viene conferito a lui e a Ermanna Montanari il Premio Articolo 21 e della Federazione Nazionale Stampa Italiana, assegnato nella stessa occasione anche a Donato Ungaro, la cui vicenda biografica è stata utilizzata come prima “fonte” per gli spettacoli.Nel 2018 Ermanna Montanari è in scena, firmandone la regia insieme a Marco Martinelli, in fedeli d’Amore, polittico in sette quadri per Dante Alighieri, con testo di Martinelli e musica di Luigi Ceccarelli
Nell’autunno 2019 esce il secondo film di Marco Martinelli, con soggetto firmato insieme a Ermanna Montanari: The sky over Kibera, presentato al Filmmaker Festival di Milano, che racconta la “messa in vita” della Divina Commedia nell’immenso slum nel cuore di Nairobi con 150 bambini e adolescenti delle scuole locali in relazione alla Fondazione AVSI. Nel 1991 il Teatro delle Albe ha dato vita a Ravenna Teatro, “Teatro Stabile di Innovazione”, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che si è posto fin dall’inizio come “stabile corsaro”, portando avanti con il sostegno del Comune di Ravenna un’originale pratica di “coltura” teatrale della città, intrecciando le programmazioni di Teatro Contemporaneo al Teatro Rasi, la stagione di teatro di tradizione al Teatro Alighieri e i laboratori della non-scuola nei licei e negli istituti tecnici e professionali di Ravenna che coinvolgono circa 400 adolescenti ogni anno, assumendo l’importanza e il riconoscimento di un vero e proprio passaggio formativo. A partire dal 2001 il Teatro delle Albe ha portato l’esperienza teatral-pedagogica della non-scuola in tante città italiane, da Milano a Napoli-Scampia – dove la non-scuola si è trasformata con il nome di Arrevuoto creando spettacoli che hanno attirato la grande attenzione dei media, del Presidente della Repubblica e di scrittori come Roberto Saviano – e di diversi luoghi in Europa e nel mondo tra i quali Chicago (USA), Dakar (Senegal), Caen e Limoges (Francia), Rio de Janeiro (Brasile), Mons (Belgio). Nel luglio 2011, nel prestigioso ambito del festival teatrale internazionale Santarcangelo 41 diretto da Ermanna Montanari, si è sviluppato un nuovo festoso corso della non-scuola del Teatro delle Albe, Eresia della felicità, “versione majakovskiana” di questa ventennale esperienza, che ha coinvolto 200 giovani provenienti da tutto il mondo che diretti da Marco Martinelli hanno impugnato i versi di Vladimir Majakovskij in un grande laboratorio teatrale a cielo aperto trasformando lo Sferisterio di Santarcangelo di Romagna in un campo incandescente di energia e eretica bellezza.

Tommaso Di Dio

Vive e lavora a Milano. È autore della raccolta di poesie Favole, Transeuropa, 2009, con la prefazione di Mario Benedetti. È giurato, per la sezione under 40, del premio letterario Premio Castello di Villalta Poesia e del Premio Franco Fortini. Nel 2014 ha pubblicato il saggio Omologia e totalità, Un percorso sulla nozione di differenza tra la biologia e l’arte di Barnett Newman nella raccolta Prospettive della differenza, Lubrina editore, a cura di Carlo Sini, insieme al quale, dal 2015, è membro del comitato scientifico del laboratorio di filosofia e cultura Mechrì (www.mechri.it). Nel 2014, esce il suo libro di poesie Tua e di tutti, Lietocolle, in collaborazione con Pordenonelegge, tradotto in francese da Joëlle Gardes per Recours au poème éditeurs. Nel 2015 pubblica la plaquette Per il lavoro del principio, nata all’interno del progetto Le parole necessarie, in collaborazione con Il Centro di Poesia Contemporanea di Bologna e l’Ospedale Sant’Orsola. Nel 2017 è stata pubblicata in tiratura limitata la plaquette Alla fine delle favole, Origini edizioni, Livorno. Nello stesso anno, pubblica il saggio Nel labirinto del ritorno. La parola poetica e il ritmo, nella rivista «Il Pensiero», a cura di Massimo Donà. Nel 2018 è tra i fondatori della progetto di poesia e arte Ultima, per cui ha pubblicato la breve raccolta World Wide Whatsapp crash (www.ultimaspazio.com). Nel 2019 scrive la Prefazione alla riedizione de Il musicante di Saint-Merry di Vittorio Sereni, per la casa editrice Il Saggiatore. È di prossima pubblicazione, per Ibis Edizioni, la sua traduzione di La primavera e tutto il resto del poeta americano W.C. Williams. Nei primi mesi del 2020 è uscito il suo nuovo libro di poesie per l’editore Interlinea: Verso le stelle glaciali.

Foto credit: Riccardo Frollìni

Tore Cubeddu

Tore Cubeddu è nato in Svizzera nel 1975. Vive e lavora in Sardegna. Laureato in Estetica ha studiato presso la scuola Holden di Torino Scrittura e tecniche del cinema e della Televisione. E’ giornalista e produttore. Dal 2021 si occupa di minoranze linguistiche. Nel 2021 ha fondato la casa di produzione cinematografica Terra de Punt (www.terradepunt.it) e nel 2014 la webTv in lingua sarda EJATV. E’ uno dei fondatori nonché direttore artistico dal 2010 del Festival Internazionale di Cinema e Documentari Babel Film Festival. Festival cinematografico dedicato alle lingue minoritarie del mondo (www.babelfilmfestival.com).

 

Valerio Marras -S A R R A M-

S A R R A M è il progetto solista di matrice drone / ambient in cui convivono elementi di natura doom,
postrock e noise del sardo Valerio Marras. Concertisticamente molto attivo ha suonato in tutta Europa
esibendosi in clubs, festivals, chiese e accademie con continuità. Con quattro dischi all’attivo dal 2017 a
oggi usciti per Subsound Records, Midira Records e Talk About Records presenterà – a Cabudanne de sos
Poetas- “Albero”, uscito a Maggio per Subsound in solo vinile e già uno dei migliori dischi del 2021 per gli
addetti ai lavori – in un live in bilico tra drone music, tape loop, postrock, doom ed elettronica.

Vanessa Aroff Podda
Vanessa Aroff Podda nasce a Livorno nel 1980. in un’altra vita è stata un pescatore finlandese con dei bei baffi folti, e forse non ci sarebbe altro da dire. Poco importa che sia attrice, regista e autrice; che si sia formata sotto la guida attenta del principe delle avanguardie romane Rino Sudano; che abbia conseguito qualifiche di aiuto-regista e project manager di eventi di spettacolo in corsi di alta formazione. Per nulla importante che continui a studiare con l’attrice e regista Emiliana Gimelli; che nel corso degli anni abbia preso parte a centinaia di spettacoli teatrali con numerose compagnie; partecipato a cortometraggi e lungometraggi, pubblicità e videoclip musicali. Quei due grossi e folti baffi rossi, nonostante le apparenze, la fanno ancora da padrone.”
 
Vito Biolchini

Giornalista professionista, conduttore radiofonico e blogger (www.vitobiolchini.it), è nato e vive a Cagliari, dove lavora come programmista presso la sede Rai della Sardegna. Da anni è tra i conduttori della trasmissione “Mediterradio”, un ponte radiofonico che unisce ogni settimana Sardegna, Sicilia, Corsica e Malta.

Wasim Dahmash

WASIM DAHMASH (Damasco 1948) è stato ricercatore di Lingua e Letteratura araba presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Cagliari. Tra il 1985 e il 2006 ha insegnato Dialettologia araba all’Università di Roma La Sapienza. I suoi ambiti di ricerca si concentrano principalmente sulle questioni attinenti la traduzione letteraria, la dialettologia araba e le letterature migranti, in particolare degli scrittori e poeti arabo/palestinesi. In qualità di saggista ha pubblicato Elementi di arabo damasceno (2010), Testi per lo studio del dialetto di Damasco (2005), Palestina: un paese sparito (1992), Voci palestinesi dell’intifada (1989) e Palestina: versi della resistenza (1971). Ha inoltre curato molti volumi di poesia araba. Per la Ilisso ha tradotto e scritto la postfazione al libro Dentro la notte. Diario palestinese (2004). Attualmente è responsabile delle Edizioni Q.

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