Cabudanne de sos Poetas

/ Sama’ Abdulhadi

Sama’ Abdulhadi

Sebbene Sama’ Abdulhadi sia stata la prima DJ palestinese a ottenere un riconoscimento internazionale, la sua carriera ha avuto realmente inizio quando ha lasciato casa per immergersi nella nascente scena techno di Beirut. Entrata nel cuore della vita notturna libanese, Abdulhadi ha suonato, sperimentato e trovato ispirazione nei numerosi DJ locali e internazionali presenti sulla scena, perfezionando nel frattempo il suo stile inconfondibile: una techno potente, energica e corposa, caratterizzata da un arco narrativo preciso e da un ampio spettro di atmosfere. Come afferma lei stessa: «Techno berlinese, ma percepita attraverso una sensibilità libanese».

La storia di Abdulhadi comincia a Ramallah, capitale de facto della Palestina. Trasferitasi lì dalla Giordania, suo Paese natale, entra inizialmente in contatto con l’hip-hop e il rap, i principali generi alternativi della regione. La sua predisposizione per la musica emerge fin da giovanissima, ma è soprattutto l’aspetto tecnico ad attrarla, portandola a studiare a Beirut. Torna poi in Palestina con una nuova consapevolezza della musica elettronica e porta con sé la techno, contribuendo alla nascita di una comunità locale di artisti che continua ancora oggi a prosperare, nonostante le restrizioni geopolitiche a cui è sottoposta. Questa realtà è raccontata anche nel cortometraggio Boiler Room 4:3 “Palestine Underground”.

Determinata a intraprendere una carriera nella produzione musicale, Abdulhadi studia Ingegneria del suono al SAE Institute di Londra. Questa formazione costituisce la base per la realizzazione di due album pubblicati con il suo precedente alias, Skywalker, e per un’esperienza lavorativa al Cairo, in Egitto, dove collabora con diverse band e si occupa di sound design per produzioni audiovisive, tra cui i film egiziani “The Builders” e “Thread and Wall”. Durante il periodo trascorso in Egitto si forma anche con Nicolas Becker, sound designer premio Oscar per “Sound of Metal”. In seguito collabora con l’incubatore di musica araba Eka3 per fondare la propria agenzia editoriale, Awyav.

Beirut rappresenta per lei sia un luogo di formazione sia un importante banco di prova. È però a Ramallah, nella sua terra, che nel 2018 realizza il debutto per Boiler Room destinato a renderla celebre tra gli appassionati di techno di tutto il mondo. Il suo set di 58 minuti ha superato i dieci milioni di visualizzazioni, un risultato raggiunto soltanto da un ristretto gruppo di DJ e ancora più straordinario per un’artista palestinese che, al momento della prima trasmissione, era praticamente sconosciuta al di fuori della regione.

Quel set ha offerto al pubblico internazionale uno sguardo sulla rara ed elettrizzante energia delle feste techno arabe: l’energia di persone che vivono intensamente il presente. Abdulhadi ha riconosciuto lo stesso atteggiamento nel pubblico occidentale dopo la fine delle restrizioni legate alla pandemia. In un’intervista a “The Face” ha dichiarato: «Nel mondo arabo è sempre stato così. Non sappiamo cosa ci riservi il domani, perciò dal pubblico si percepisce un’energia davvero intensa. Amo il modo in cui feste e festival riescono a scollegarti dalla realtà. Possono creare una sorta di bolla utopica e trasportarti semplicemente in un altro mondo».

Abdulhadi utilizza la propria notorietà di DJ internazionale per sostenere, in diversi modi, il numero crescente di musicisti e creativi palestinesi. A Ramallah ha fondato Union, un collettivo che funge da punto d’incontro per DJ, producer e creativi di ogni genere, offrendo loro uno spazio nel quale incontrarsi, collaborare e perfezionare insieme il proprio lavoro, oltre a ricevere consigli sulle difficoltà che potrebbero affrontare. Per celebrare il raggiungimento dei dieci milioni di visualizzazioni del set Boiler Room, è stata inoltre riproposta in vendita la richiestissima maglietta “Palestine”, con l’obiettivo di raccogliere fondi per il Khalil Sakakini Cultural Center, la principale organizzazione palestinese senza scopo di lucro dedicata all’arte e alla cultura, nonché un luogo particolarmente caro ad Abdulhadi.

Il suo impegno, tuttavia, non è stato privo di controversie. Nel 2020, durante il lockdown, il negozio online di musica elettronica Beatport le commissiona una serie mensile di streaming musicali destinata a promuovere i luoghi del patrimonio culturale palestinese e i nuovi talenti locali. Il 27 dicembre, mentre registra uno streaming in un bazar vicino a una moschea, viene arrestata illegalmente dalle autorità palestinesi e trascorre otto notti in carcere con l’accusa di aver «profanato un luogo sacro», nonostante fosse in possesso di un’autorizzazione del Ministero del Turismo.

Dopo due giorni di detenzione, un giudice dispone un prolungamento della pena di quindici giorni. Abdulhadi rimane però in custodia soltanto per altri sei giorni, grazie a una petizione pubblicata su Change.org che raccoglie oltre 101.000 firme da parte della comunità internazionale dei DJ. Tra i firmatari figurano Roger Waters dei Pink Floyd e l’attivista politica Angela Davis. Il primo gennaio 2021, mentre si trova ancora in carcere, Abdulhadi pubblica un remix dei Jane’s Addiction contenente un campionamento vocale di Jim Morrison.

La sua prima registrazione completa firmata come Sama’ Abdulhadi esce nel giugno 2021 all’interno della nuova etichetta e compilation Circoloco, realizzata in collaborazione con Rockstar Games. Collabora inoltre con Tom Morello, leggendario chitarrista dei Rage Against the Machine e noto sostenitore della cultura dei DJ e della solidarietà con la Palestina, partecipando al suo album “The Atlas Underground Fire”. In seguito comincia a lavorare al proprio EP di debutto, la cui uscita era prevista per l’inizio del 2023.

L’attenzione di Abdulhadi continua a essere rivolta soprattutto al Medio Oriente. Attraverso “Bring Back Beirut”, la sua iniziativa di raccolta fondi per sostenere il Libano colpito da una grave crisi di liquidità, organizza eventi a Londra, Parigi, Berlino e nella sua «seconda casa», Beirut. Nell’ambito dell’iniziativa, nel maggio 2022 pubblica attraverso Bolero Music un’eclettica compilation NFT dedicata ad artisti libanesi.

Nell’aprile 2023 Abdulhadi lancia “Resilience”, una piattaforma internazionale pensata per consentire ad artisti e creativi di condividere storie e opere che raccontano esperienze di emarginazione, sfollamento e oppressione. La piattaforma mira a creare uno spazio di espressione e rivendicazione, nel quale gli artisti possano raccontare le proprie storie e amplificare le voci di persone e comunità spesso ignorate dalle narrazioni dominanti. Grazie ai fondi raccolti con “Bring Back Beirut”, la piattaforma viene lanciata a Beirut con un evento gratuito articolato in due serate consecutive. Per l’occasione Abdulhadi riporta Richie Hawtin in città per la prima volta dal 2017, con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno della popolazione libanese duramente colpita dalla crisi.

Oggi Abdulhadi è considerata una delle DJ più interessanti al mondo, oltre che un’attivista culturale coraggiosa. Si è esibita in tutto il mondo, partecipando a eventi e festival come Coachella, Glastonbury, Fusion, Circoloco, Lost Village, Primavera, AVA Festival di Belfast, Warung in Brasile e la leggendaria Dance Arena dell’Exit Festival in Serbia. Il suo stretto legame con Richie Hawtin l’ha portata a esibirsi a lungo in tournée in Sud America. Altrettanto significativa è stata la sua esibizione b2b del 2019 con la libanese Nicole Moudaber all’IMS Dalt Vila di Ibiza. Nel gennaio 2023, a Londra, Abdulhadi ha registrato il tutto esaurito per i primi quattro venerdì della propria residenza al nightclub Phonox.

Ha inoltre realizzato il suo primo “Essential Mix” per BBC Radio 1, un traguardo particolarmente importante, poiché quel programma era stato per lei una grande fonte di ispirazione quando viveva in Paesi nei quali non si esibivano artisti internazionali. Ha anche contribuito al documentario di BBC Radio 4 “Techno: A Social History” ed è apparsa sulle copertine di “DJ Mag UK” e “Resident Advisor”.

Un film documentario dedicato al percorso di Abdulhadi è stato avviato da stimati produttori e registi mediorientali, con una première originariamente prevista per il 2024.

A pochi anni dall’inizio della sua carriera internazionale, la storia di Sama’ Abdulhadi si trova al centro di un movimento potente. Il suo obiettivo è sempre stato quello di portare la Palestina sulla mappa musicale mondiale. Nel perseguirlo, continua a raccogliere solidarietà internazionale e a favorire una nuova e più profonda comprensione del Medio Oriente nel suo complesso.


Although Sama’ Abdulhadi is the first Palestinian DJ to gain international recognition, her career really began when she left home for Beirut’s burgeoning techno scene. Plunging into Lebanon’s nightlife, Abdulhadi gigged, practiced, and got inspired by the many local and international DJs gigging on the scene, while refining her trademark set: high-octane full-bodied techno with a distinct ark, a spectrum of moods, or as she says: “Berlin techno, but I perceive it in a Lebanese way.” Abdulhadi’s story begins in Ramallah, Palestine’s de facto capital. Moving there from Jordan, her place of birth, she first connected with hip-hop and rap, the region’s foremost alternative genre. A penchant for music was evident at an early age, but it was the technical side that drew her in first, leading her to study in Beirut. She returned to Palestine with a new understanding of electronic music, and brought with her the techno genre, inspiring a local community of artists that continues to flourish in the face of the geo-political restrictions imposed upon it as documented in the Boiler Room 4:3 short, Palestine Underground. Intent on pursuing a career in Music Production, Abdulhadi studied Audio Engineering at SAE Institute London, the basis for two albums as Skywalker, her former alias, and a job in Cairo, Egypt, where she began working with bands and designing sound for moving picture, including Egyptian films like “The Builders” and “Thread and Wall.” It was during this time in Egypt that Abdulhadi also trained with Oscar-winning sound designer Nicolas Becker (Sound Of Metal), and later partnered with Arabic music incubator Eka3 to start her own publishing agency, Awyav. Beirut was both her training and testing ground, but she was back on home turf in Ramallah when she played the 2018 Boiler Room debut that would make her a household name among international techno fans. Her 58-minute set has over ten million views to date, an achievement shared by a very small group of DJs, all the more impressive for a Palestinian DJ who was virtually unknown outside the region when it first broadcast.

The set was a window into the rare electric energy of Arab techno parties; the energy of people living in the moment. Abdulhadi saw the same attitude in western audiences after lockdown ended. She said in a recent interview with The Face: “It’s always been like this in the Arab world. We don’t know what tomorrow holds so you feel this really intense energy from the crowd. I love how parties and festivals can disconnect you from reality. They can create this utopian bubble and just put you in a different world.” Abdulhadi leverages her status as an international touring DJ to support the growing number of musicians and creatives in Palestine in a number of ways. She has set up Union, a collective in Ramallah that serves as a hub for DJs, producers and creatives of all stripes to meet, collaborate and hone their craft together whilst also advising them on the challenges they’ll face. In honour of the Boiler Room set hitting 10 million streams,
there was a re-sale of the highly-sought after Palestine t-shirt to raise money for the Khalil Sakakini Cultural Center, Palestine’s leading arts and culture non-profit organisation and a place very dear to Abdulhadi. However, her efforts have not been without controversy. In 2020 during lockdown, she
was commissioned by online electronic music store Beatport to create a monthly music stream to promote the country’s heritage sites and emerging local talent. While recording her stream in a bazaar near a mosque, she was illegally detained by Palestinian authorities on December 27 and spent eight nights in jail, charged with “desecrating a holy site” despite having a permit from the Ministry of Tourism. Two days in detention, a judge ruled to extend her punishment by fifteen days, but she only remained in custody for six more days thanks to a Change.org petition that amassed over 101,000 signatures from the international DJ community. Pink Floyd’s Roger Waters and political activist Angela Davis were among the signatories. On New Year’s Day 2021, while still incarcerated, Abdulhadi released a Jane’s Addiction remix with a vocal sample from Jim Morrison. Her first full recording as Sama’ Abdulhadi came out in June 2021 on the new Circoloco label / compilation in partnership with Rockstar Games. She also collaborated with Rage Against The Machine legend Tom Morello, a frequent advocate of DJ culture and solidarity with Palestine, on his album The Atlas Underground Fire. She is now working on her debut EP slated for release early 2023. Abdulhadi focus continues to be on the Middle East and through Bring Back Beirut, her fundraise initiative for a liquidity crisis-afflicted Lebanon, she set up events in London, Paris, Berlin and her “second home” Beirut. As part of the initiative, she released an eclectic NFT compilation of Lebanese artists through Bolero Music in May 2022. April 2023 saw Abdulhadi launch Resilience, a global platform for artists and creatives to share their stories and artworks that depict experiences of marginalisation, displacement and oppression. The platform aims to create a space for expression and advocacy, where artists can tell their stories and amplify the voices of individuals and communities often ignored in mainstream narratives. With the funds from the Bring Back Beirut initiative, the platform will be launched in Beirut with a free party over two consecutive nights (Abdulhadi bringing Richie Hawtin back to the city for the first time since 2017) to raise money for the beleaguered people of Lebanon.

Abdulhadi now stands as one of the world’s most exciting DJs (and fearless culturalactivists). She has played all over the world including Coachella, Glastonbury, Fusion, Circoloco, Lost Village, Primavera and Belfast’s AVA festival, Brazil’s Warung and Serbia’s Exit Festival legendary Dance Arena. Her close connection with Richie Hawtin has seen her tour extensively across South America and likewise her 2019 b2b with Lebanon’s Nicole Moudebar at IMS Dalt Vila In Ibiza holds huge significance. In London, January 2023 saw Abdulhadi sell out the first 4 Friday’s with her own residency
at Phonox nightclub. She has also done her first BBC Radio 1’s Essential Mix, significant for Abdulhadi as the platform served as a source of huge inspiration for her whilst living in countries with no international guests. Additionally, she contributed to BBC Radio 4’s Documentary: ‘Techno: A Social History’ and graced the cover of DJ Mag UK and Resident Advisor. A documentary film about Abdulhadi’s journey is currently being created by highly-respected Middle Eastern producers & directors and will premiere in 2024. Barely four years into her international career, Sama’ Abdulhadi’s story is at the forefront of a powerful movement. Her goal has always been to put Palestine on the musical map and in doing so she continues to garner international solidarity and a new
level of understanding of the Middle East as a whole.

photographer Samar Hazboun

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