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È affatto ironica la poesia yiddish con cui Moni Ovadia congeda la sesta edizione di Cabudanne de sos poetas. «Lo humor – spiega l’attore, prima di andare in scena – è piuttosto parte della narrativa e della mentalità degli ebrei. La poesia, al contrario, racconta l’immane tragedia storica e sociale del movimento operaio, lo sfruttamento degli ebrei migrati negli Stati uniti, le battaglie politiche del ’900. Perché il movimento comunista e sindacale americano era formato al 90% di ebrei e la stessa cosa è accaduta in Unione Sovietica. Una storia tutta da raccontare, di cui nella poesia yiddish resta l’eco di un immenso pathos». Intreccia versi e lingue il festival di Seneghe e Moni Ovadia porta qui versi e racconti scritti in «una lingua anarchica, sorta dal basso, insieme di dialetti e lingua letteraria, qualcosa di unico». La storia più attuale è il refrain di questi giorni a Seneghe. Ricorre nella vita dei poeti, negli appelli dei precari della scuola, nella memoria collettiva, nei ricordi di guerra. Attualità e storia, per Moni Ovadia, s’incontrano nel conflitto tra palestinesi e israeliani, nei negoziati promossi da Obama con Netanyahu e Abu Mazen sui quali si dice subito molto scettico: «Difficile capire cosa c’è in gioco. Nella visione miope di Netanyahu gioca certamente la questione di Ahmadinejad e il nuovo assetto del Medio Oriente. La pressione mediatica intorno a Gaza non ha effetto su questo tipo di governanti mediocri e senza orizzonte. Non sono considerazioni di tipo etico che possono fare breccia ma la realpolitik sulla quale hanno sicuramente influito le due sconfitte pesanti degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, due guerre perse in maniera pesante come abbiamo detto noi sin dall’inizio. Obama ha raccolto la tragica eredità di Bush e Blair mentre il Pakistan sta affondando travolto dagli eventi naturali. Forse per questi governanti rigidi e ottusi è meglio chiudere il conflitto con i palestinesi. Spero aprano ad Hamas il prima possibile perché aver fatto di tutto per delegittimare Abu Mazen è stato un errore devastante. D’altra parte la situazione è senza sbocco, dovrebbero deportare i palestinesi o sancire la situazione di apartheid come di fatto è, ma non può reggere. Oggi la destra israeliana è libera al governo, non potrà dire di essere stata tradita come quando fecero uccidere Rabin. Dovrebbero liberare dal carcere Moustafa Barghouti che può fare da ponte tra Hamas e Fatah ed è per i palestinesi un leader credibile, ha una conoscenza dei territori e lungimiranza politica. Se invece è la solita farsa lo vedremo presto». Sabato notte, quando Erri de Luca sul palco centrale si dichiara «un abusivo in questo festival» in piazza non c’è più uno spazio per muoversi. La sua lezione sentimentale sul Novecento si sviluppa citando i poeti di cui ha studiato la lingua per ammirazione: Izet Sarajlic, Ante Zemljar, Marek Edelman. Nel 1992 la guerra torna in Europa, Erri De Luca parte in Bosnia come autista del volontariato civile. «Izet Sarajlic mi ha accolto a Sarajevo con un “Benvenuto nel carcere più grande d’Europa”. Durante i bombardamenti è rimasto in città, lì dove le persone s’incontravano per strada e recitavano i suoi versi, è rimasto in quel carcere a fare la fila per il pane. Durante l’assedio ha messo nella stufa la sua libreria. Prima i libri di saggistica e filosofia, per ultimo Montaigne, l’inverno successivo tutti i romanzi, l’inverno successivo tutto il teatro, ultimo Cecov. Quando toccava alla poesia la guerra è finita, altrimenti sarebbe morto di freddo». Come dice il Requiem di Anna Achmatova: «Ero allora col mio popolo,/Là dove il mio popolo, per sventura, era».
Daniela Paba
Il Cabudanne de sos Poetas è organizzto da
Perda Sonadora - Associazione Culturale Seneghe
Con il contributo di
Regione Autonoma della Sardegna | Fondazione Banco di Sardegna | Provincia di Oristano | Comune di Seneghe
Unione Comuni Montiferru-Sinis | Sistema Bibliotecario Montiferru | Bue rosso | Slow Food
In collaborazione con
Su sotziu de sos mannos | Pro Loco Seneghe | Kumpanzos Associazione Culturale | Leva del 1994 | RR Orafi in Sardegna