Le Rivoluzioni

28 agosto 2017

Per il Cabudanne de sos poetas, giunto al numero fatidico della tredicesima edizione, è tempo di riflessione. Occorre verificare anzitutto se gli obiettivi siano stati raggiunti. La frase che li riassumeva diceva: la poesia sarda incontra il mondo. Ha realmente fatto in questi anni qualche passo avanti nel suo cammino? Se non abbiamo dubbi nel rispondere positivamente, questo non è dovuto certamente a un ruolo determinante del Cabudanne. La poesia in Sardegna cresce perché i sardi fanno sempre più esperienza del mondo, le giovani generazioni considerano scenario della propria vita non più solo il villaggio o la cittadina di origine, ma l’Europa e il mondo che cercano di conoscere ed esplorare. Se chiedi notizie di un giovane seneghese che non vedi da qualche settimana ti rispondono: ah si, è a Madrid, a Londra, in Irlanda. Come se si trattasse di Bonarcado o Narbolia. E questi giovani sardi amano la letteratura, amano la poesia. Stanno sviluppando interesse e curiosità anche per la poesia scritta in sardo, una lingua che, mentre diventa sempre meno lingua materna, acquisisce il fascino del rimpianto per il gioiello prezioso che si rischia di smarrire. Il Cabudanne fa quello che può per continuare a diffondere la conoscenza della poesia scritta in tutte le lingue del mondo. Per un complesso di ragioni, stima ed amicizia in primo luogo, si è creato ad esempio un legame speciale tra il festival e una cultura che si trova in uno dei punti politicamente più sensibili e delicati del mondo di oggi: la Turchia. Chi si sarebbe aspettato, quando la nostra avventura è cominciata, di trovare un’immagine di Seneghe sulla copertina di un libro di poesie tradotte in italiano scritte da Tugrul Tanyol, uno dei maggiori poeti turchi di oggi,? Significa che il nome di Seneghe oggi è connesso con la poesia non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo. La tredicesima edizione del festival è dedicata al tema delle Rivoluzioni. 1517, 1917, 1968, 1977… Le date ricorrenti provano a connettere e a dare un senso alla vicenda complessa e tormentata della storia europea. Cabudanne de sos poetas non ha paura di affrontare temi importanti evocati dagli anniversari: negli anni passati è toccato a Dante e alla sua opera e poi agli echi poetici e culturali della Grande Guerra. Oggi il tema sono le Rivoluzioni politiche, sociali, spirituali.

Corriamo senza problemi, anzi con orgoglio, il rischio di apparire provinciali; non lo saremmo meno se seguissimo temi peregrini dettati dalla moda comunicativa. Può sembrare strano che la Storia riceva tanta attenzione in luoghi che sembrano esclusi dalle grandi vicende del passato. Quest’ultima è solo un’illusione coltivata nei centri di potere: ogni luogo del mondo sente la ripercussione, l’onda d’urto, più o meno forte, di ciò che accade in luoghi apparentemente lontanissimi. Senza Lutero il cagliaritano Sigismondo Arquer non sarebbe finito sul rogo per eresia nella piazza di Toledo, tanto lontana dalla sua isola. E senza la rivoluzione russa non ci sarebbe stata la vicenda umana e l’opera feconda di Antonio Gramsci. Senza la rivoluzione culturale e i movimenti per i diritti civili degli anni Sessanta non avremmo avuto probabilmente il Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan. E, infine, senza il sacrificio degli uomini e delle donne che alla fine del Settecento hanno combattuto per la libertà e la giustizia in Sardegna, anche la nostra vita sarebbe peggiore di quella che è. Il Cabudanne de sos poetas include tutti questi fili nella trama delle RIVOLUZIONI. Ma il festival è anzitutto e soprattutto una festa, fatta di parole, immagini, suoni, colori, sapori. Una festa della poesia, degli scrittori, degli artisti, ma anche una festa dei giovani e della popolazione di Seneghe.

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Regione Autonoma della Sardegna
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SardegnaEventi24
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COOP Sinis
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