Direttore Artistico

Quest’anno il coordinamento artistico del Cabudanne de sos poetas in collaborazione con l’associazione Perda Sonadora è affidato a Roberto Magnani, attore e straordinario animatore culturale, nato e cresciuto dentro il Teatro delle Albe di Ravenna, compagnia di cui fa parte, e da nove anni coinvolto dall’associazione Perda Sonadora a Seneghe per la direzione del laboratorio della non-scuola (la pratica teatral-pedagogica con i giovanissimi grazie alla quale lui stesso è entrato in contatto con il Teatro della Albe di Ravenna quando aveva quattordici anni), ideata dal regista e drammaturgo Marco Martinelli ed Ermanna Montanari: un vivaio teatrale finalizzato ad incontrare le nuove generazioni, mettendo al centro il teatro. Una stretta collaborazione tra Magnani e il Cabudanne che in tutti questi anni ha visto crescere il numero degli adolescenti seneghesi partecipanti al laboratorio in maniera esponenziale: dai cinque degli esordi ai cinquanta dello scorso anno.


A Voce Alta

Il Cabudanne de sos poetas non è un festival.

La traduzione “settembre dei poeti” non gli rende  giustizia.

Il Cabudanne de sos poetas è davvero un capodanno. E’ un inizio. Sempre nuovo, sempre diverso. Per questo motivo, forse, al Cabudanne piace invitare ospiti che a Seneghe ci sono già stati.

La scelta del nome è azzeccata per due motivi. Il primo è che, per un continentale come me, il pronunciarlo ad alta voce diventa subito musica, lingua magica e misteriosa.

Il secondo motivo riguarda l’etimologia. In lingua sarda il capodanno indica appunto il settembre come l’inizio della nuova stagione. Il momento della nuova semina.

Il calendario utilizzato è quello del lavoro nei campi, dettato dal ritmo delle stagioni, un tempo che non è quello del calendario convenzionale e uniformato. La poesia e i poeti non sono mai uniformati né convenzionali.

Io non sono un poeta, sono un attore nato e cresciuto dentro il Teatro delle Albe di Ravenna, la compagnia di cui faccio parte. Non sono nemmeno uno studioso o un esperto di poesia.

Sono venuto a Seneghe per la prima volta ormai nove anni fa, invitato a leggere alcune poesie del grande poeta di Santarcangelo di Romagna Raffaello Baldini, che proprio con le Albe aveva esordito negli anni ’90 come scrittore per il teatro. Mi venne naturale pensare di affiancare a quella lettura in dialetto romagnolo un piccolo laboratorio non-scuola (la pratica teatral-pedagogica grazie alla quale io stesso ero entrato in contatto con le Albe quando avevo quattordici anni), lavorando sui testi di quelle stesse poesie che sarebbero state recitate in italiano da cinque giovanissimi adolescenti di Seneghe. Da allora sono stato richiamato al Cabudanne de sos poetas a ogni edizione, e durante questi anni il numero dei ragazzi partecipanti alla non-scuola è cresciuto in maniera esponenziale. Dai cinque del primo anno ai cinquanta dell’anno scorso.

Nel tempo la collaborazione con questo non-festival è cresciuta. Seneghe è divenuta una colonna portante nella galassia delle tribù della non-scuola sparse per il mondo.

Insieme abbiamo realizzato ben due Eresia della felicità, un progetto-spettacolo che vedeva riuniti oltre duecento ragazzi provenienti dai vari laboratori e che insieme recitavano i versi del giovane poeta Vladimir Majakovskij, in coro e a voce alta.

Quando penso a Seneghe penso a quel magico silenzio che Partza de sos ballos (la piazza dei balli), gremita all’inverosimile, è riuscita a dedicare ai molti poeti ospiti di questo piccolo paese e della sua comunità. Seneghe ama i poeti e i poeti amano Seneghe. E’ un innamoramento reciproco che si ripete ogni estate. Insieme ai seneghesi di diverse generazioni, e ai turisti che accorrono curiosi, ho potuto ascoltare versi letti in tutte le splendide lingue del mondo, incendiati dal potere della voce, e ho visto magicamente quelle parole innalzarsi alte sulle nostre teste.

A voce alta vuole indicare la forza della poesia letta in pubblico quando riesce a creare quel momento colmo di grazia e silenzio, quando le orecchie si drizzano e la mente si abbandona alla musica delle parole, quando il tempo sembra fermarsi e le parole fissate sulla carta si infiammano nella voce del poeta, messaggero di forze divine antiche e misteriose.

Per dare corpo e anima a questa edizione ho subito pensato a Mariangela Gualtieri, alla sua unicità, alla sua ineguagliabile presenza sul palco, al suo incredibile modo di dire con precisione quelle parole, con quella voce che risuona nella più intima parte di ognuno di noi, come se fossero distillate una a una, cresciute dentro di lei da tempo immemore, imprescindibili come se solo quelle parole possano essere udite e non altre. Mariangela è un ritorno, come ce ne saranno altri, ma è anche un tributo a chi prima e meglio di me ha disegnato con mani da impareggiabile sarta il Cabudanne di due anni fa.

Quest’anno sarà accompagnata da Stefano Battaglia, pianista e compositore di prestigio a livello mondiale, un musicista dalla forte originalità e dalla multiforme sensibilità artistica. Insieme daranno vita sul sagrato della chiesa di Santa Maria a un “rito sonoro per cielo e terra”.dalla forte originalità e dalla multiforme sensibilità artistica.

Per via diversa ho cercato, inseguito e coinvolto una voce che a Seneghe non c’era mai stata, ma che nella lunga teoria dei poeti ospitati non poteva mancare. Una voce particolarissima e imprescindibile della poesia italiana: Patrizia Valduga.

Un’altra poetessa che siamo felici di ospitare è Francesca Matteoni con la sua ultima raccolta di poesie Acquabuia, un libro affascinante e notturno a metà fra il sogno e la fiaba.

E proprio la fiaba è un terreno di indagine attorno al quale ho voluto soffermarmi, seguendo le parole di Cristina Campo: “ Vince nella fiaba il folle che ragiona a rovescio, capovolge le maschere, discerne nella trama il filo segreto, nella melodia l’inspiegabile gioco d’echi; che si muove con estatica precisione nel labirinto di formule, numeri, antifone, rituali, comune ai vangeli, alla fiaba, alla poesia. Crede costui, come il santo, al cammino sulle acque, alle mura traversate da uno spirito ardente. Crede, come il poeta, alla parola: crea dunque con essa, ne trae concreti prodigi.”

Ho quindi chiesto a una delle più potenti e spericolate attrici della nuova scena teatrale italiana, Licia Lanera, di comporre per Seneghe una piccola antologia di fiabe oscure, non edulcorate.

L’ospite straniero di quest’anno sarà Bejan Matur, poetessa e scrittrice curda che, intervistata da Lea Nocera, docente di lingua e letteratura turca dell’università di Napoli e analista per diverse testate nazionali, darà voce al popolo e ai miliziani curdi, da sempre in lotta per la loro sopravvivenza e oggi posti al crocevia della Storia e dell’orrore contemporaneo.

Ancora sulla poesia di guerra (alla quale sono state dedicate tutte le anteprime del Cabudanne, “IL SANGUE DELL’EUROPA”, ovvero la prima guerra mondiale raccontata dai poeti, svoltesi a Cagliari e nei paesi del Montiferru attorno a Seneghe, adempiendo così a un importante ruolo culturale sul territorio), saranno incentrati gli appuntamenti di venerdì 2 settembre. Prima con una lezione di storia tenuta da Luciano Marroccu, Salvatore Cubeddu e Mario Cubeddu dal titolo PROCESSO ALLA GRANDE GUERRA, poi con un concerto dei Bàrrakha Epos di Umberto Fiori e Pino Martini che presentano: “ A RAPPORTO”, un concerto-racconto ispirato a episodi tratti dai libri di Emilio Lussu.

Gli altri concerti che risuoneranno fra le strade del centro di Seneghe saranno quelli del violoncellista olandese Ernst Reijseger, accompagnato dai Concordu e Tenore de Orosei. Insieme hanno firmato le colonne sonore di due film del grande cineasta tedesco Werner Herzog.

A chiudere l’ultima sera in Partza de sos ballos il graditissimo ritorno di Bobo Rondelli, che ci canterà brani suoi e alcuni presi a prestito dal grande poeta-cantautore suo compaesano Piero Ciampi.

Concepito come un regalo agli abitanti di Seneghe è invece il ritorno di uno dei suoi ospiti più amati di sempre: Paolo Nori, che sarà al Cabudanne in duplice veste. Presenterà al pubblico il suo ultimo libro-laboratorio “REPERTORIO DEI MATTI DELLA CITTA’ DI CAGLIARI” e in Piazza sarà invece chiamato a leggere un suo bellissimo scritto, “LA SVIZZERA”, quasi un monologo teatrale con echi di quei personaggi cari a Raffaello Baldini.

Insieme al già citato grande poeta romagnolo, proveremo a raccontare anche tutti gli altri poeti della Romagna del primo e del secondo ‘900, presentando il libro “D’UN SANGUE PIU’ VIVO”, da Pascoli a Campana, da Tonino Guerra a Mariangela Gualtieri. A raccontarceli sarà non solo il curatore del libro ma anche un altro grande poeta di questa terra, che insieme al Teatro delle Albe ha firmato testi vincitori di numerosi premi e riconoscimenti internazionali: Nevio Spadoni.

Ritenendo la traduzione un elemento centrale e importantissimo della poesia, non solo straniera ma anche dialettale, ho invitato un grande traduttore colto e raffinato come Franco Nasi, che ci parlerà della questione musicale nella traduzione in un incontro dal titolo:

“OLTRE IL METRONOMO. RITMO, POESIA E TRADUZIONE”

Per quel che riguarda l’editoria poetica abbiamo scelto di far parlare tre voci  e tre storie particolari, che ci racconteranno le loro “strategie di sopravvivenza”. Questo triunvirato sarà composto da Luca Sossella (Luca Sossella editore), Andrea Amerio (Nottetempo) e Giancarlo Porcu (il Maestrale).

Da anni l’associazione Perda Sonadora oltre ad allestire il Cabudanne de sos poetas e a organizzare eventi letterari durante tutto il corso dell’anno si trasforma in casa editrice, pubblicando pochi ma preziosi libri di storia e di poesia. L’ultima fatica è “UN PONTE GETTATO SUL MARE”, un volume che raccoglie il lavoro di un anno fatto con gli ospiti di quattro case famiglia, un percorso inaugurato l’anno scorso con il progetto “LA CASA DELLA POESIA”. Curatrice del libro e ideatrice del progetto è Azzurra D’Agostino, poetessa, amica e collaboratrice del Cabudanne. Il gemellaggio, lo scambio, il fare anima con il suo festival “L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI” di Porretta Terme oltre a essere un onore è strategicamente importante per la vita e la sopravvivenza del Cabudanne de sos poetas.

Al mattino sotto l’ombra della pergola di quel magico giardino che è Prentza de Murone, si accomoderanno gli ospiti della sezione curata da Mario Cubeddu “LA POESIA SARDA INCONTRA Il MONDO” che quest’anno sarà incentrata sull’opera di Giovanni Piga, poeta e fondatore di importanti premi letterari in Sardegna, e sulla presentazione del libro su Bonaventura Licheri “GAUDIA”. Sempre al mattino, comodamente seduti in uno dei bar del paese ascolteremo la voce del seneghese Antonio Lotta raccontarci la sua esperienza di vita legata alla musica all’interno del percorso “LE STAGIONI DI UN MUSICISTA”.

Alternando le mattine alle sere, il programma della sezione “IL RACCONTO DELLA BUONANOTTE” realizzato in collaborazione con i giovani di Alter Events Crew, vede anche qui nuovi ospiti e graditi ritorni. Per il terzo anno consecutivo abbiamo il piacere di ospitare a Seneghe John Vignola, che seguendo l’indicazione del titolo di questa edizione propone un incontro-lezione sul “CANTARE LA VOCE”. Il suo modo coinvolgente di divulgare conoscenza e sapere musicale è diventato imprescindibile per il pubblico notturno del Cabudanne. Ascolteremo poi i suoni sintetici e ricercati degli Antiphone, il blues di Francesco Piu per festeggiare la notte di San Raimondo che coincide con l’apertura del Cabudanne di quest’anno, e Simone Marzocchi che oltre a condurre il laboratorio musicale “ORECCHIE DRITTE” si esibirà in una divertente performance dal titolo “Sibode DJ” che spazia tra il surreale e canzoni dedicate all’infanzia e al mondo animale.

Quest’anno si aggiungerà durante i giorni che precedono il Cabudanne un laboratorio di fotografia. Un progetto di Summer School realizzato dall’associazione Perda Sonadora in collaborazione con Osservatorio Fotografico di Silvia Loddo e Cesare Fabbri.

Dopo nove anni di conduzione del laboratorio non-scuola che rappresenta la gioiosa apertura delle quattro giornate del Cabudanne de sos poetas, di fronte alla grande Quercia di fatto divenuta il Teatro di Seneghe, lascio quest’anno il compito di guidare i giovanissimi seneghesi nell’allestimento di una riscrittura del calssico di Molière “DON GIOVANNI MARADITTU” a due ragazzi ormai ventenni che avevano iniziato con me nove anni fa e che ora si prendono tutta la responsabilità del caso: Mariano Mastinu e Domenico Cubeddu. Questa rappresenta una scelta importante e non scontata, una scelta che pone l’accento sul potere epidemico del teatro, di come nel percorso di semina si possa godere della felicità della crescita, e azzardare e scommettere su nuovi inizi, su nuove sempre verdi generazioni.

A far brillare ancora di più la luce che questi ragazzi portano, verrà proiettato in piazza il film-documentario “ERESIA DELLA FELICITA’”, che racconta la straordinaria avventura teatrale vissuta da oltre duecento ragazzi, seneghesi compresi, durante la scorsa estate nei fossati del Castello Sforzesco di Milano sotto la guida di Marco Martinelli, regista e drammaturgo del Teatro delle Albe e inventore insieme a Ermanna Montanari della non-scuola. Il film sarà presentato dal regista Alessandro Penta collaboratore di Olinda, l’associazione milanese che ha voluto e finanziato il progetto ospitando tutti i ragazzi all’interno del parco dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano.

In collaborazione con Rai Radio3 verrà inoltre allestita una camera di ascolto al primo piano di Casa Aragonese con la lettura che Toni Servillo ha fatto del romanzo di Salvatore Satta “IL GIORNO DEL GIUDIZIO”  per il programma radiofonico Ad alta voce .

Oltre a questa installazione sonora il paese sarà “abitato”, oltre che dagli abituali cartelli poetici, anche da alcune video-installazioni lungo le strette strade del paese e da sculture cartacee realizzate entrambe dal seneghese Gabriele Lo Piccolo.

L’intera ideazione e realizzazione del festival sarà basata sul lavoro volontario, mirando al coinvolgimento della popolazione seneghese, con particolare ricaduta sulle giovani generazioni, che durante questi anni hanno visto crescere il loro impegno – e dunque le loro competenze – nelle attività di segreteria, nell’organizzazione logistica degli eventi, nella ristorazione e nell’accoglienza degli ospiti e del pubblico, nella realizzazione tecnica, nell’ideazione della grafica e della comunicazione social, nel merchandising e nell’ideazione di spazi originali.

Roberto Magnani

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