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Nell’inseguirsi delle parole – scritte, lette, dette all’improvviso – Cabudanne de sos poetas si conferma festival dell’ascolto. Del silenzio che la poesia impone senza sforzo tra i vicoli, i porticati, le piazze di Seneghe di cui Antonio Marras ha felicemente interpretato il genius loci, con quell’istallazione di carireddas, sedie occupate da libri, serrate da fasci di fili e di luci, messe sul tetto della piazza dei balli ad accogliere il ritorno dei morti. Alessandro Portelli, costretto al chiuso della biblioteca da un acquazzone, racconta le origini della musica popolare americana, fatta di ricordi e registrazioni raccolte tra minatori e contadini in lotta, Franco Loi traduce sul palco l’amico Willem van Toor, Paolo Nori con i suoi Diari seneghesi gioca tra la restituzione e il gioco linguistico detto-scritto. Il pubblico giudica con competenza la gara poetica logudorese in ottave “che tutto improvvisa e nulla legge”, perché “una cosa è leggere un’altra improvvisare a volo” e “quello che esce dal palco non si può correggere”. Non rinuncia all’attualità politica l’ottava di Peppino Porcu e Bruno Agus, racconta lo sviluppo dell’isola e le sue storture, rendendo il senso profondo di quel dire canonizzato dalla metrica e dalle regole, fatta di contrasto e sfida. Le notti di Seneghe finiscono a Sa funtana de sa Rocca ad ascoltare “la buona notte” di Vasco Brondi, dolente chansonnier, che nei reading ridice Nanni Balestrini o Leo Ferré in chiave punk. Si ritira tardi e si sveglia presto Cabudanne de sos poetas per l’appuntamneto a Sa Prentza de Murone, sotto un pergolato d’uva ad ascoltare Nino de Vita, poeta di Marsala raccontare in versi dialettali la vita che scorre nelle sue 109 contrade, in una lingua scarna, espressiva. Volano sulle onde della memoria di Radio Sardegna i racconti di Giovanni Sanna che dall’archivio della Rai ha tratto l’annuncio della liberazione come esempio di storia negata da Wikipedia che scippa ad Antonio Muroni quel grido tra le lacrime dalla grotte di Bortigali “E’ finita la guerra, è finita a voi che ci sentite”; l’incontro di Fred Buscaglione militare con Gomez giornalista che salvò la radio libera dalla chiusura. Che la storia siamo noi è chiaro nella sorte di Gavino de Lunas di Padria, ucciso nella strage delle fosse Ardeatine per la delazione di un sardo, nell’avventurosa fuga di Raimondo Zedda dalle rappresaglie naziste che uccisero 19 soldati sardi che nessuno ricorda più; o la storia di Peppino Anedda che voleva studiare violino ma costretto a cambiare strumento divenne il più grande mandolinista del mondo. Dopo la chiusura ieri notte con Erri De Luca, oggi l’appuntamento più atteso è con Moni Ovadia alle 19,30.
Daniela Paba
Il Cabudanne de sos Poetas è organizzto da
Perda Sonadora - Associazione Culturale Seneghe
Con il contributo di
Regione Autonoma della Sardegna | Fondazione Banco di Sardegna | Provincia di Oristano | Comune di Seneghe
Unione Comuni Montiferru-Sinis | Sistema Bibliotecario Montiferru | Bue rosso | Slow Food
In collaborazione con
Su sotziu de sos mannos | Pro Loco Seneghe | Kumpanzos Associazione Culturale | Leva del 1994 | RR Orafi in Sardegna