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mercoledì, 9 settembre 2009

Un bel messaggio da Seneghe

Mio fratello è figlio unico perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati, malpagati e frustrati…Nella mente mi scorre la bellissima canzone di Rino Gaetano e m’immagino che ad un certo punto in un moto spontaneo, il pubblico tutto intero si alzi in piedi e intoni a squarciagola dopo ogni suo intervento: “E ti amo Andrea!” Che ci sia ancora chi si prodiga per gli altri, umilmente, senza clamore, in giorni in cui la sola religione professata è quella del cinico egoismo individuale, è qualcosa non solo di sorprendente ma di clamoroso. Ascoltare qualcuno che ancora parla di giustizia sociale e di questo fa pratica di vita, riaccende le speranze anche nel cuore più disincantato. È successo a Seneghe al “Cabudanne de sos poetas”, il festival di poesia di cui la Sardegna non può più fare a meno, durante un incontro tra due poeti sul tema “poesia e spiritualità” coordinato da Gabriella Caramore, la sensibile donna della trasmissione radiofonica “Uomini e profeti”. Il primo poeta è Franco Loi, un sardo genovese che scrive in milanese e che ci propone l’incanto narrativo delle sue poesie, della bellezza sorprendente che s’incontra nel quotidiano e che spesso non si coglie perché assorbiti totalmente da ansie e premure. Il secondo poeta che non si crede per nulla tale, le cui due belle raccolte di poesia gliele hanno pubblicate gli amici, è Don Andrea Portas, un prete operaio che non ha scelto tanto la chiesa ma un’esistenza a fianco degli umiliati e offesi. Nel flusso trattenuto delle sue parole ci racconta che entrato in fabbrica per battezzare è stato battezzato, che Dio è un dubbio non una certezza, che il mondo vive nell’ateismo. Don Andrea parla in maniera elementare senza perifrasi e senza nessun sostegno teologico, ci parla di lotta, di condivisione, del far sedere alla propria tavola chi ha fame, dello scambiare parole con chi è solo, del ribellarsi alla prepotenza e all’arroganza, non ci suggerisce cosa fare ma racconta quel che fa lui. E la piazza respira, esistenze in apnea che per un attimo, per una frazione di secondo tornano a sentire l’ansimare forte della poesia della vita. Emozione, commozione… e nell’istante tutti hanno per fratello un figlio unico: “Se qualcuno chiede aiuto e non puoi fare niente, quantomeno abbraccialo, bacialo!”

Giancarlo Biffi
Il Giornale di Sardegna

 
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